Il 21 novembre 1996, in onore del primo World Television Forum che si tenne a New York, fu indetta la giornata mondiale della televisione, in un centro senso, la nipote della radio, un mezzo di informazione di massa, una fonte di svago e veicolo di cultura.
Ma chi ha inventato la televisione? Nel 1925 John Logie Baird costruì il primo prototipo realmente funzionante di televisione, un modello elettromeccanico che fu sostituito poco dopo da una tecnologia completamente elettrica ideata da Philo Farnssworth.
Nel 1954 l’Italia vantava circa 80’000 apparecchi televisivi, il costo della TV si aggirava intorno alle 250’000 lire, equivalente al reddito annuo del ceto medio di allora. In questi anni regnava la censura, in pieno stile democristiano. Il dettaglio più avvilente era l’infimo tasso di alfabetizzazione, solo il 20% della nostra nazione parlava correttamente l’italiano.
Nel 1957 arriva la pubblicità con “Carosello”, un incontro serale di circa dieci minuti, grazie al quale le aziende cercavano di raggiungere un pubblico sempre più vasto. Il programma era scandito da intermezzi musicali e sketch comici. Per contrastare lo scarso grado di istruzione in età adulta, nel 1960 la Rai, in collaborazione con il ministero dell’istruzione, mandò in onda “Non è mai troppo tardi”, 484 puntate in cui l’educatore Alberto Manzi puntava ad insegnare lettura e scrittura al popolo italico.
Nel 1961 il 97% dei nostri connazionali possedeva un teleschermo e nacque un secondo canale. La TV a colori sbarcò in Italia nel 1977, anche se l’emittente televisiva era già tecnologicamente pronta da anni. Per guardare un terzo canale si attese il 1979. Nel decennio successivo fecero la loro comparsa i canali privati, crebbe il principale concorrente della Rai, ovvero l’attuale gruppo Mediaset.
Com’è nata l’attuale Rai? Nel 1924 a Torino viene fondata l’EIAR (ente nazionale audizioni radiofoniche) che, sotto il governo del Duce, si offriva come strumento ottimale per la propaganda fascista.
Nel 1944 diviene Rai (radio audizioni italiane) e si cerca un rilancio dei contenuti liberandoli dalle ideologie precedenti e rinnovandone il linguaggio. Nel 1952 l’azienda passò dal privato al pubblico istituendo un canone di abbonamento che tutti i cittadini erano tenuti a versare annualmente per finanziare il servizio pubblico televisivo. Nel 1954 si ebbe un ulteriore cambio di nome in Rai-Radio Televisione Italiana.
Per i più curiosi: “Bohemian Rapsody” dei Queen, è stato uno dei primi videoclip della storia ad essere stato trasmesso sulla rete televisiva; “Our World” è divenuto il primo programma televisivo ad essere trasmesso in mondovisione (25/6/1967); i bambini che guardano programmi TV o film violenti sono maggiormente propensi a seguire questo modello durante la crescita; nel 1960 si tenne il primo dibattito politico della storia, si trattava di due candidati per la presidenza degli USA, John Kennedy e Richard Nixon, rispettivamente il 35esimo e il 37esimo presidente della Casa Bianca; Mike Bongiorno, celebre conduttore italo-americano inaugurò la prima trasmissione televisiva italiana, stiamo parlando di “Arrivi e partenze”; programmi come “La Domenica Sportiva” sono di importanza storica, il primo episodio risale al lontano 1953, oggi vanta più di 3000 episodi, si parla prevalentemente di calcio.
Non dimentichiamo che sono state fatte anche alcuni sondaggi. Troppa offerta ci complica la vita, spesso capita che l’indecisione sia tale da finire per spegnerla. Fattori determinanti per il nostro processo decisionale sono il genere, gli attori e la durata del programma.
Questa è una sintesi dei risultati ottenuti da una ricerca condotta su 2000 persone da NOW, piattaforma che offre un servizio di streaming. Altri studi hanno evidenziato la dannosità della TV, analizzando un campione di persone di mezza età (40-60 anni). Si è scoperto che guardare troppa televisione favorisce deficit cognitivi e una riduzione della materia grigia, dovuti probabilmente alla sedentarietà dell’attività.
Inoltre, allungare di un’ora il tempo di visione giornaliero, rispetto la propria media, causa problemi alla vista, all’udito e al controllo muscolare. Guardare serie e programmi su tablet e pc non riduce gli effetti negativi.
Per chi fosse interessato del funzionamento della TV: per ricevere la televisione è necessario il televisore, andiamo subito ad analizzarlo. Il televisore è un apparecchio elettronico che permette di ricevere i contenuti visivi e sonori trasmessi dalle emittenti televisive attraverso una rete di telecomunicazione.
Le sue componenti principali sono quattro: il ricevitore, il sintonizzatore, lo schermo e gli altoparlanti. Senza sfociare in dettagli tecnici abbastanza complessi, sintetizziamo le loro funzioni: Il ricevitore elabora i segnali provenienti da un’antenna; il sintonizzatore permette di selezionare il canale da visualizzare; lo schermo permette di visualizzare il segnale proveniente dall’antenna, gli altoparlanti permettono di udire i suoni provenienti dall’antenna.
Sono riconoscibili ben due sistemi di conversione del segnale: quello analogico, che perde di qualità ad ogni ripetizione, e quello digitale, che trasporta il segnale senza alcuna alterazione per lunghe distanze, e in aggiunta, ha la capacità di poterlo immagazzinare e rigenerare in modo identico infinite volte.
Ormai tutto il sistema televisivo italiano è passato da analogico a digitale, per via dei grandi vantaggi che concede. Tra i tanti benefici, esso può consentire l’offerta di servizi interattivi, ovvero quelli in cui l’utente esprime un proprio giudizio, ad esempio un televoto, con il semplice utilizzo del telecomando; permette all’utente di ascoltare la radio e di guardare i programmi archiviati su richiesta. Oltre a ciò, le TV digitali più moderne supportano anche le strutture internet tramite la televisione.
La TV digitale può essere divisa in diversi tipi, a seconda della provenienza del segnale: se i trasmettitori sono posti su un satellite in orbita intorno al nostro pianeta, si parla allora di digitale satellitare, al contrario, se i trasmettitori sono posti sulla superficie terrestre, si parla di digitale terrestre. Mentre per ricevere il segnale satellitare è necessaria una antenna parabolica, Il digitale terrestre viene captato con la medesima antenna che riceve il vecchio segnale analogico. Questa è una delle principali ragioni per cui le trasmissioni in digitale terrestre risultano frequentemente discontinue e rovinate. Diverso tipo di segnale diverso tipo di ricevitore, possiamo infatti distinguere il decoder satellitare e quello terrestre.
Per giunta, esiste una terza modalità di captazione del digitale, e cioè quella che utilizza i cavi per le telecomunicazioni (fibra ottica o ADSL). In questo caso il segnale arriva da un cavo: autonomo, in fibra ottica. I ricevitori in questione non sono mai integrati all’apparecchio televisivo.