
Negli ultimi giorni la Camera ha compiuto quella che sembra una scelta epocale: ha approvato cinque dei dieci articoli del DDL Zan sulla lotta al razzismo, la misoginia, e l’omolesbobitransfobia. Questo non significa che l’intera legge Zan sia stata approvata, ma anche se questo fosse il caso, l’incognita è la votazione al Senato, dove tutto può succedere.
Solo per dirne una, secondo numerosi osservatori governativi e non (OSCAD, Amnesty, l’ONU, ecc), l’omolesbobitransfobia (che abbrevierò in omotransfobia per brevità e facilità di lettura nel resto dell’articolo) è un problema ancora così dilagante che solo il 42% della popolazione italiana appoggia leggi a supporto dei diritti civili delle minoranze LGBT+, mentre il 62% della popolazione LGBT+ italiana ha paura a tenere per mano i propri partner in pubblico per paura di attacchi d’odio. E non bisognerebbe stupirsene, quando sui social e i quotidiani locali le persone queer riportano costantemente discriminazioni sul lavoro, negli affitti, insulti, attacchi fisici e verbali per la strada o in casa.
Un caso recente che dovrebbe rimanere marchiato a fuoco nella memoria comune ma che è già sparito dal dibattito mainstream, è quello dell’aggressione a Ciro Migliore e Maria Paola Gaglione a Caivano, Napoli, Campania. L’11 Settembre 2020, il fratello di Maria Paola ha inseguito lei e Ciro facendoli cadere dallo scooter, causando la morte di Maria Paola e picchiando gravemente Ciro. Il peccato della coppia? Nessuno, ovviamente. Ma Ciro è un ragazzo trans, e ciò è bastato a spingere il fratello di Maria Paola a cercare di uccidere lui e la sorella. E ovviamente, giornali e TG hanno compiuto ulteriore discriminazione contro Ciro, chiamandolo donna e definendo la sua relazione con Maria Paola una relazione lesbica.


Il punto, per usare le parole di Pietro Turano, giovane attore e attivista vicepresidente ArciGay Roma, è che riconoscere la discriminazione non deve equivalere a legittimarla, come tenta di fare chiunque provi a dire “non sono razzista/omofobo/misogino/fascista/antisemita/etc MA…”. Il diritto deve essere pieno, la Legge deve riconoscere una piena Giustizia, senza mostrare il fianco a chi vorrebbe ‘solo’ continuare a commettere abusi e discriminazioni ‘in pace’. Altrimenti, come abbiamo visto accadere in Paesi come l’Ungheria, la Polonia e gli Stati Uniti d’America, verrà soltanto diminuito nel tempo…e la lotta per quello che, effettivamente, è il minimo sindacale dei diritti umani dovrà ricominciare da zero.
E, come al solito, tutta in salita.
di Lorenzo La Bella
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