
Dopo due anni di sospensione a causa della pandemia ieri sera, in occasione del Venerdì Santo, papa Francesco è tornato al Colosseo a Roma a celebrare il pio esercizio della via Crucis, trasmesso dalle televisioni di tutto il mondo. È uno degli appuntamenti più attesi dai fedeli di Roma e di tutto il mondo che si riversano in città in occasione delle feste pasquali. Ma quest’anno, accanto alla soddisfazione per la ritrovata normalità, hanno trovato posto le polemiche per quello che voleva essere un gesto di altissimo valore simbolico. La riflessioni della via Crucis di quest’anno sono state dedicate alla famiglia, in preparazione al X incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Roma dal 22 al 26 giugno. Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari, e la moglie Anna Chiara Gambini sono gli autori delle meditazioni lette ad ogni stazione. Le famiglie sono state protagoniste anche della celebrazione: a loro è stato chiesto di portare la croce dietro alla quale sfilava in processione anche il papa. C’erano, tra le altre, una famiglia di giovani sposi, una coppia anziana senza figli, una famiglia con figlio disabile, una famiglia adottiva, una vedova con figli. Ma il motivo della polemica è stata la presenza, alla tredicesima stazione, quella nella quale si fa memoria della morte di Gesù, di una famiglia ucraina e una russa unite nel portare la croce. Un gesto forte, dal valore simbolico dirompente, che non è stato gradito da una parte dell’opinione pubblica ucraina. L’ambasciatore presso la Santa Sede Andrii Yurash ha espresso il suo disappunto presso il Vaticano, seguito a ruota dell’arcivescovo maggiore monsignor Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica: “Considero questa idea inopportuna e ambigua, ha dichiarato il prelato, perché non tiene conto del contesto di aggressione militare russa. Ho trasmesso alla Santa Sede l’alta indignazione degli ucraini di tutto il mondo”, e le reazioni negative di vescovi, preti, monaci, monache e laici, convinti che i gesti di pacificazione “tra i nostri popoli saranno possibili solo quando la guerra sarà finita e i colpevoli dei crimini contro l’umanità saranno condannati secondo giustizia”. Ma il papa ha tirato dritto per la sua strada convinto che “sotto la croce si possa stare insieme” , fanno sapere da Oltretevere.
Per protestare contro la presenza di Irina, infermiera ucraina, e Albina, specializzanda russa, i media cattolici ucraini non hanno trasmesso la Via crucis. “Testate come Live TV della Chiesa greco-cattolica ucraina, la rivista cattolica CREDO, Radio Maria e EWTN si sono rifiutate” di mandare in onda la celebrazione, si legge sul sito del Servizio di Informazione Religiosa Ucraina (Risu), affiliata alla Chiesa greco-cattolica. Anche i canali televisivi nazionali ucraini hanno optato per questa scelta: “Gli ucraini – si legge sul sito della Risu – ritengono che gesti di riconciliazione siano possibili solo dopo la fine della guerra e il pentimento dei russi”. Ma il papa ha tirato dritto e ha concluso la preghiera, seguita da circa 10.000 fedeli in presenza e milioni di spettatori in tutto il mondo, rinnovamdo la sua invocazione contro la guerra: “Signore, converti al tuo cuore i nostri cuori ribelli, perché impariamo a seguire progetti di pace; porta gli avversari a stringersi la mano, perché gustino il perdono reciproco; disarma la mano alzata del fratello contro il fratello, perché dove c’è l’odio fiorisca la concordia. Fa’ che non ci comportiamo da nemici della croce di Cristo, per partecipare alla gloria della sua risurrezione”.
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