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L'apartheid dei vaccini. I numeri della diseguaglianza

Redazione Informare
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10 maggio 20216 min di lettura

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L'apartheid dei vaccini. I numeri della diseguaglianza

Dopo il via libera in Canada, gli Stati Uniti sono pronti a lanciare una campagna vaccinale ad hoc per gli adolescenti, mentre in Europa le somministrazioni ai giovani inizierebbero, nella migliore delle ipotesi, a giugno. Nel frattempo, però, in alcuni Paesi, a causa dell’irreperibilità dei vaccini, la campagna vaccinale a stento è cominciata.

Il Covid-19 ci ricorda ancora una volta l’esistenza di diseguaglianze profonde, con un divario tra Paesi nel numero di vaccini somministrati che cresce di giorno in giorno.

Secondo Agathe Demarais, direttrice delle previsioni globali dell’Economist Intelligence Unit (EIT), di questo passo, la maggior parte dei paesi in via di sviluppo avrà un accesso diffuso al vaccino non prima del 2023. Ma guardiamo ai numeri.

vaccini_1
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Secondo i dati riportati da Our World in Data, circa 1.24 miliardi di dosi di vaccini Covid-19 sono state finora somministrate in tutto il mondo. La distribuzione non segue però un andamento casuale. Per il New York Times esisterebbe una correlazione positiva tra ricchezza del paese e le vaccinazioni: i paesi più ricchi sono quelli con tassi di vaccinazione più alti.

Gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’UE insieme contano oltre 550 milioni di dosi somministrate, poco meno di quante ne sono state somministrate in tutta l’Asia, che pur ospitando il 60% della popolazione mondiale (contro il 10% dell’Europa e il 5% degli Stati Uniti) ne conta 590 milioni. L’Africa (19% della popolazione mondiale), invece, arriva appena a 19 milioni di dosi somministrate. Di queste, il 51% è stato somministrato in Marocco (in cui vive solo il 3% della popolazione africana).

La situazione è ancora più chiara se guardiamo alla percentuale di popolazione vaccinata. Negli Stati Uniti il 33.68%,  in Unione Europea il 10.76%, in Asia l’1.63% e in Africa appena lo 0.39%.

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La causa del divario tra paesi nella somministrazione dei vaccini è nel sistema di monopoli con cui operano le case farmaceutiche.

Queste, al momento, con brevetti esclusivi, non condividono tecnologia e know-how, rendendo di fatto impossibile la concorrenza sul mercato. AstraZeneca pare essere finora l’unica azienda ad aver dato un contributo significativo all’equità del vaccino, impegnandosi a fornire il 64% delle dosi ai Paesi in via di sviluppo (anche se gli accordi di preacquisto sono stati per lo più conclusi con Paesi come Cina e India, mentre quelli più poveri non hanno stretto nessun accordo). Tutte le dosi di Moderna e il 96% di quelle prodotte da Pfizer/BioNTech, invece, sono state acquisite da paesi ricchi.

A marzo, più di 100 Paesi in via di sviluppo, in primis Sud Africa e India, hanno chiesto all’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) una sospensione della proprietà intellettuale dei vaccini. La sospensione rimuoverebbe le barriere legali e permetterebbe a più Paesi e industrie di produrre i vaccini, aumentando la disponibilità di dosi e dando così inizio ad un processo di ripresa.

La proposta è stata ampiamente sostenuta dalle organizzazioni per i diritti umani. Anche Stati Uniti, Italia, Francia e Russia hanno fatto sentire la loro voce, riconoscendo l’esigenza di fare dei vaccini anti-Covid-19 “bene comune”. Ma com’era prevedibile, le cause farmaceutiche si sono nettamente opposte, trovando un forte alleato nella Germania della Merkel. Nessun consenso è stato raggiunto e i tempi di discussione in seno al WTO potrebbero essere molto lunghi.

Secondo alcuni, la sospensione dei brevetti sarebbe inutile e dannosa

Le cause del mancato accesso ai vaccini da parte dei Paesi poveri andrebbero ricercate nella loro scarsa capacità produttiva e logistica. In effetti, conoscere la formula magica per produrre i vaccini non cancellerebbe la necessità di strumenti per la produzione e la distribuzione di questi in tempi brevi. Ma si tratta di una questione di equità e giustizia globale che scalpita per uscire dal disegno di un colonialismo mai finito.

L’alternativa, proposta da Germania e Paesi nordici è quella di investire e potenziare seriamente il già esistente programma Covax. Iniziativa co-condotta dall’OMS e finanziata dai paesi che aderiscono al progetto, nata con l’obiettivo di distribuire i vaccini in tutti i Paesi entro i primi 100 giorni del 2021, anche (e soprattutto) nelle 92 economie più povere del mondo. Ma a causa dei ritardi nella disponibilità di vaccini e della mancanza di fondi, al momento, sono circa 40 milioni le dosi di vaccino distribuite attraverso il programma in 100 diversi paesi. Una goccia, se si pensa che in un solo Paese “ricco”, la Germania, ne sono stati somministrati 35 milioni.

Quali conseguenze?

Oltre a rappresentare una parte consistente della popolazione mondiale, molti dei Paesi africani, più indietro nelle somministrazioni, sono anche quelli in cui i casi confermati di Coronavirus stanno aumentando più rapidamente, insieme al tasso di fatalità, a causa della carenza di strutture sanitarie e strumenti di protezione.

Questo divario, oltre ad essere sconfortante sul piano morale, tagliando fuori miliardi di persone dall’immunizzazione, desta non poche preoccupazioni sul piano sanitario ed economico. Finché il virus continuerà a circolare, anche se dall’altra parte del mondo, le persone continueranno a morire, il commercio e i viaggi continueranno ad essere interrotti e la ripresa sarà ulteriormente ritardata. Più grave il rischio che si sviluppino nuove varianti, con l’aumento della probabilità che una di queste possa eludere il vaccino.

«Nel mondo il Covid-19 ha già ucciso 2 milioni e mezzo di persone, mentre gran parte dei Paesi non ha mezzi per combattere il virus» – ha detto Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia – «Consegnando il potere di decidere della vita e della morte di milioni di persone a un ristretto numero di case farmaceutiche, le nazioni ricche non fanno altro che prolungare l’emergenza sanitaria globale, mettendo a rischio altre innumerevoli vite. In questo momento cruciale della lotta contro la pandemia, tutti, Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo devono agire compatti e intraprendere azioni coraggiose, perché nessun Paese potrà vincere questa battaglia da solo».

 

di Giorgia Scognamiglio

Tags
  • #Diseguaglianze
  • #Vaccini
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