
L’arte è espressione dell’interiorità umana, un linguaggio atto a comunicare, attraverso le sue multiformi espressioni, messaggi ed emozioni che l’individuo condivide con l’umanità intera.
Eppure la vediamo abusata, maltrattata per pura goliardia, vissuta nell’ indifferenza delle istituzioni e del pubblico, che spesso ne ignora il valore.
Infatti uno dei modi di vivere l’arte sta nell’ assistere a riprovevoli condotte che la riguardano sia da vicino che da lontano: nel primo caso i media non sono nuovi nell’ annoverare episodi di vandalismo perpetrato ai danni di monumenti ed opere storiche (quadri, palazzi e chi più ne ha più ne metta): atti di violenza o mancato rispetto a carico delle più famose opere d’arte del nostro paese. Basta pensare alla vicenda di un giovane che fu colto a praticare incisioni in una delle pareti interne del Colosseo, simbolo dell’Italia nel mondo.
Ma il peggio deve ancora arrivare: uno degli episodi eclatanti di questa triste abitudine vede protagonisti i tifosi di una squadra di calcio e vittima la famosa “Barcaccia” di Pietro e Gian Lorenzo Bernini, una fontana risalente al XVII secolo, tra le più suggestive della città un tempo definita “capitale del mondo” ed oggi d’Italia. L’esito? Danni per milioni di euro arrecati ad uno dei manifesti artistici di Roma, brutalmente violato in un momento di esultanza.
Ma non è finita: vanno aggiunte a questa lista anche alcune opere pittoriche, risalenti a due artisti, il primo francese e l’altro americano, nati e conosciuti durante il ventesimo secolo. Henri Matisse, di cui alcuni quadri, conservati nei musei capitolini, sono stati ritrovati forati e imbrattati con, rispettivamente, una matita e una penna; e Jackson Pollock, il cui dipinto “Sentieri ondulati”, è stato macchiato con un pennarello; questi non sono che pochi esempi del danneggiamento che il patrimonio artistico subisce in maniera diretta.
Ma un altro modo di vivere l’arte opera da lontano, nell’ indifferenza, nell’ ignoranza e nell’ abbandono; sia che le colpevoli siano le istituzioni, le nuove generazioni o i mass media, la vittima è la medesima. Un’eredità da preservare, di cui essere orgogliosi e da tramandare il più a lungo possibile, come è stato fatto nei secoli precedenti.
Nel frattempo, un’altra notizia ci riporta alla realtà: circa una settimana fa è crollato l’arco borbonico situato sul lungomare di Napoli; e le parole spese per commentare il triste epilogo di una testimonianza storica sono cariche di tristezza e rabbia; nonostante l’arco si reggesse su un piccolo masso, dal momento che la base era stata già danneggiata dalle precedenti mareggiate, è stato trattato con la più grande indifferenza. La sua stessa sorte tocca numerose altre opere.
Ed è da pochi anni a questa parte, che un evento in particolare ha attribuito all’arte un nuovo ruolo: quello di accessorio per i contenuti digitali. Con l’avvento dei social network si è sviluppata la consuetudine di sfruttare le massime di famosi poeti e artisti del passato, inserendole in contesti impropri e suscitando lo sgomento di molti: autoscatti, foto in posa o in costume sono i contenuti prediletti, a cui abbinare le più “originali” didascalie, per le nuove generazioni che vivono nell’ ignoranza dei grandi artisti, a cui rubano l’operato.
Questi sono solo alcuni esempi della deriva che l’arte ha preso oggi. Che sia sfoggiata come manifesto in un contesto pubblico con cui non ha affinità, che sia ignorata e dimenticata dai suoi difensori, o violata senza riserva alcuna, va protetta nel migliore dei modi per conservare l’identità di una nazione a cui ha reso un grande riconoscimento attraverso le epoche. Ma come possiamo fare? Basta non dimenticarla. Perché a questo mondo, se non si può fare nulla, si può fare una cosa: ricordare.
di Greta Baldari
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