
In periodo di crisi, gli effetti delle diseguaglianze diventano maggiormente evidenti. Riflettere su quanto sta accadendo nel periodo della pandemia Covid, non è semplice.
L’Italia, come altri paesi, si è trovata di fronte a questa criticità, divenuta poi punto di riflessione per la rete CSL Coordinamento per lo Sviluppo Locale.
Nel nostro imago si è creata una duplice errata visione: da un lato consideriamo il rifugiato come buono, come avente diritto all’accoglienza. Dall’altro vediamo il migrante per “motivi economici”, come non degno di accettazione, anche se risulta essere poi indispensabile alla nostra economia.

Seguendo allora l’invito di Jago ci rendiamo conto come, in questo periodo di Covid, quella scultura rappresenta anche queste persone, verso le quali non è rivolta alcuna empatia. Persone che partecipano al nostro sviluppo ma che non hanno gli stessi diritti degli autoctoni.
“Guardarci intorno e vedere gli invisibili”, è il punto cruciale del Dott. Mario Lupoli. Se prendiamo come riferimento una precedente esperienza di Cantiere Giovani, ci accorgiamo come la dimensione sanitaria, il lavoro e la conoscenza della lingua italiana, siano i cardini della questione dell’integrazione. Tutto ciò ci porta ad avere una visione di costruzione stabile della vita.
“La seconda ondata della pandemia – spiega il Prof. Ciro Pizzo – ha riscritturato criticità esistenti”. Tendiamo infatti ad aprire la porta ai migranti e a “tollerare” la loro presenza solo perché coprono le nostre necessità (colf, assistenza agli anziani).

di Angela Di Micco
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