
Strade e principali piazze italiane ancora più deserte dopo le nuove restrizioni comunicate dal premier Conte ieri sera in diretta Facebook, che permettono solo ad alcune attività di restare aperte. Bar, pub, ristoranti e tutti gli altri esercizi non fondamentali per la sussistenza chiusi. Supermercati, mini market, farmacie, uffici pubblici, banche, poste, edicole e tabaccai aperti.
Anche le grandi imprese e le fabbriche, secondo il nuovo Dpcm di mercoledì 11 Marzo, possono continuare a svolgere i propri lavori di produzione, a condizione di adottare le precauzioni e tutti gli accorgimenti dovuti all’emergenza Covid-19.
Pertanto, le nuove misure messe in atto dal premier non hanno convinto in tanti, ed hanno suscitato non poco malumore e sentimenti di rabbia, soprattutto da parte dei sindacati e dei lavoratori impegnati nelle fabbriche. Stamattina, infatti, in tutta la penisola italiana, si sono registrati una serie di scioperi organizzati dai dipendenti, non entusiasti del nuovo decreto, che li obbliga a presentarsi a lavoro, mettendo a rischio la loro incolumità.

Anche FIOM, FIM e UILM sono propensi ad uno stop temporaneo di tutte le imprese metalmeccaniche fino a Domenica 22 Marzo, per la necessità di provvedere alla sanificazione ed alla riorganizzazione di tutti i luoghi di lavoro. “Nelle fabbriche si stanno determinando situazioni di panico e caos, anche perché si sono registrati i primi casi di contagio che, in alcuni casi, non vengono comunicati dalle aziende” spiega Vittoria De Martino, segretaria generale della Fiom Cgil piemontese, ribadendo la necessità di assicurare sicurezza.
“La salute è una ed è di tutti. In questo modo abbiamo fatto sì che ci siano cittadini di serie A e di Serie B. Dobbiamo e vogliamo restare a casa!”. E’ questo il messaggio che oggi i lavoratori delle fabbriche, attraverso le loro proteste, hanno voluto lanciare al governo.
di Donato Di Stasio
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