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Licenziamenti al porto di Napoli

Redazione Informare
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9 agosto 20173 min di lettura

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  • 1I lavoratori lottano per il reintegro immediato e denunciano l’assenza di sicurezza sul lavoro

I lavoratori lottano per il reintegro immediato e denunciano l’assenza di sicurezza sul lavoro

Un incidente sul posto di lavoro all’interno del Terminal Container So.Te.Co. Srl, è stato impugnato dall’Amministratore Delegato Pasquale Legora De Feo come arma con cui effettuare un ennesimo licenziamento, ma ritenuto “illegittimo” da un gruppo di licenziati nel Porto di Napoli. Con denunce ai mezzi stampa, all’Autorità Portuale e all’Assessore al Lavoro Panini del Comune di Napoli, negli ultimi mesi sta lentamente sorgendo a galla un sistema fatto di irregolarità e totale assenza di sicurezza sul lavoro nel Porto: tagli al personale, sommati ai ritmi pesanti in So.Te.Co. & Co.Na.Te.Co. costringono gli operai a condizioni di pericolo e sfruttamento, inducendoli a svolgere turni disumani e incaricarsi di mansioni non regolamentate sui contratti.

L’azienda ha giustificato uno dei licenziamenti con un procedimento disciplinare in cui si accusa il lavoratore di aver provocato un incidente. Ma con la difesa dall’avv. Marziale e con la denuncia del Sindacato Intercategoriale COBAS alla Prefettura, è emersa una versione differente dalla lettera di licenziamento, in quanto l’operaio, costretto ad eseguire da solo una manovra di sollevamento di un contenitore dal rimorchio tramite il carrello elevatore in dotazione, non svolgeva il lavoro in condizioni di sicurezza previste per legge. L’autotrasportatore ha subito l’asportazione di tre dita, mentre il lavoratore con la mansione del carrello è stato sanzionato per “non aver rispettato le regole minime di sicurezza come da CCNL”, nonostante le cause siano da imputare alla mancanza di personale al momento dell’incidente.

«Per Legora De Feo qualsiasi motivazione è diventata buona per licenziare senza motivo – denuncia uno dei licenziati – per incidenti sul lavoro, per aver aspettato il proprio turno orario nel Gates o anche per aver mangiato una mela. È chiaro che noi operai stiamo pagando lo scotto dei problemi dell’azienda». Guidato dal Gruppo MSC con a capo Gianluigi Aponte, unico azionario dei terminal dopo la cessione delle quote del Gruppo cinese COSCO, Legora De Feo ha in programma di concludere i rapporti di lavoro con altri 130 operai portuali, dagli stessi terminal So.Te.Co. e Co.Na.Te.Co. dove è movimentato circa il 90% del traffico merci, per poi conciliare nuove assunzioni applicando contratti a somministrazione a tempo determinato con il Job’s Act. Il gruppo di licenziati, oltre ad aver avviato un procedimento legale per il reintegro di tutti, intraprende anche una vertenza per far luce sulle criticità legate alla disoccupazione dilagante in città, e alla possibilità di nuova occupazione con l’opera del dragaggio che dovrebbe consentire l’approdo di navi di medio e grande grandezza nel Porto di Napoli.

Il 16 Giugno è partito un forte segnale da parte dei lavoratori, che insieme a tutti i movimenti di disoccupati e licenziati della città metropolitana, hanno paralizzato il Porto di Napoli con un blocco selvaggio mirato a fermare il trasporto merci nella giornata di sciopero nazionale della logistica, del trasporto e di Alitalia. Una delegazione dei licenziati, nei giorni successivi, ha anche preso parte alla protesta sotto il Consiglio Regionale per un tavolo di trattativa aperto il 18 Luglio tra le aziende interessate e il S.I.COBAS, alla presenza del Prefetto di Napoli, ma in cui Legora De Feo ha preferito essere assente. «Con i nostri licenziamenti si sono smascherati i veri volti dei sindacati confederali come Cgil che ha patteggiato per i soli interessi padronali. Mentre con il sindacato che sta tutelando i diritti dei lavoratori,chiediamo all’Autorità Portuale e le istituzioni interessate di rendere pubblico il protocollo di sicurezza attualmente inaccessibile».

di Alessandra Mincone
sallyrose@outlook.it

Tags
  • #Licenziamenti
  • #Porto di Napoli
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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