
L’Italia a due velocità, quella che spesso lascia indietro il Sud, ha fatto poco parlare di se’ nell’ultimo periodo, ma con dati alla mano la situazione è ancora più tragica di quanto ci potessimo aspettare. Voglia per negligenza, voglia per abitudine, non prendiamo mai in considerazione il fatto che il Sud Italia sia fortemente svantaggiato da un punto di vista di trasporti ferroviari, inter regionali e non. Uno svantaggio che trova le sue cause non solo nella mancanza dei treni (infatti, l’offerta di rete ferroviaria è maggiormente concentrata nelle regioni del Nord e del Centro), ma anche negli anni di servizio degli stessi: in Campania il 66% dei treni in circolazione hanno più di quindici anni, una delle percentuali nazionali più alte.
Le linee a binario unico e non elettrificate inoltre sono molto frequenti al Sud, di conseguenza i pochi treni che si trovano a circolare percorrono il tragitto impiegando il doppio, se non il triplo del tempo rispetto ai treni del Nord che, potendo usufruire di nuove tecnologie di alta velocità e reti binarie intensificate, garantiscono un servizio più efficiente e rapido.
Tutti questi problemi portano i cittadini del meridione a prediligere altri mezzi di trasporto, spesso autonomi, causando non pochi problemi in materia di inquinamento ed eco-sostenibilità. Infatti, secondo uno studio condotto da Legambiente per il Rapporto Pendolaria 2021, dal 2011 al 2019 la Campania ha subito un calo del 44% dei viaggiatori ferroviari, quello più brusco di tutta la statistica.
Si esprime in merito Gabriele Nanni, coordinatore del rapporto che mette in luce una correlazione tra la decrescita economica sudista e la mancanza dei trasporti, affermando infatti che «le città crescono e si ritrovano isolate. La popolazione del Sud ha opportunità inferiori perché mancano collegamenti».
Non ci resta dunque che lanciare un appello alle amministrazioni dei fondi del PNRR, al fine di sollecitare una spesa adeguata per un rinnovo delle ferrovie del meridione.
di Valeria Marchese
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