Ultimo Magazine
Magazine di Settembre - Arcangelo
Magazine Settembre 2026

Magazine di Settembre - Arcangelo

Sfoglia ora
Informare Online

Home
La Redazione
  • Speciali
Officina Volturno
  • Storia di Napoli a fumetti
  • Premio "città di Castel Volturno"
  • Informare con l'Arte
  • PCTO nelle scuole
  • Lavoro e Servizi
Inchieste
Video
Sostienici
  • I nostri sostenitori
AttualitàAmbientePoliticaCulturaSpettacoloSocialeSportCastel VolturnoComunicati StampaPubblicazioni Scientifiche
Logo Informare Online

Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

Magazine del mese

Magazine di Settembre - Arcangelo
Magazine Settembre 2026Sfoglia ora

Link Utili

  • Home
  • Contatti
  • La redazione
  • Punti di Distribuzione
  • Sostienici
  • I Nostri Sostenitori
  • Archivio Magazine

Categorie

  • Attualità
  • Ambiente
  • Politica
  • Cultura
  • Spettacolo
  • Sociale
  • Sport
  • Castel Volturno
  • Comunicati Stampa
  • Pubblicazioni Scientifiche

Seguici su

Scarica l'App

© 2026 Informare Online. Tutti i diritti riservati.

Testata giornalistica reg. Tribunale di S. M. Capua Vetere N° 678 del 03/04/2007
Home
La Redazione
Officina Volturno
Inchieste
Video
Sostienici
ApprofondimentiAttualitàMagazine Settembre 2026

Lo scioglimento per mafia: i limiti della normativa spiegati dagli ex sindaci di Manfredonia e Sparanise

Stefano Errichelli
Stefano ErrichelliRedazione Informare
19 settembre 20266 min di lettura

Condividi su

WhatsAppFacebookX (Twitter)Telegram
Lo scioglimento per mafia: i limiti della normativa spiegati dagli ex sindaci di Manfredonia e Sparanise

Indice (5)

  • 1Dalla norma alla sua applicazione
  • 2Quanto pesa la discrezionalità
  • 3Sciogliere o affiancare?
  • 4La “macchia” che resta sul territorio
  • 5Gli interrogativi del metodo

Quando la criminalità organizzata entra nelle stanze di un municipio e riesce a orientarne scelte, appalti, assunzioni e servizi, lo Stato può ricorrere a uno degli strumenti più incisivi previsti dall’ordinamento italiano: lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Una misura di prevenzione che punta a tagliare il legame tra interessi criminali e amministrazione pubblica, ristabilire la legalità e restituire ai cittadini un Comune libero dai condizionamenti dei clan. L’orientamento normativa è il Testo unico degli enti locali (TUEL), il d.lgs. 267/2000, in particolare gli artt. dal 143 al 146. Il suo fulcro è oggi l’art. 143, che consente lo scioglimento quando emergono “concreti, univoci e rilevanti elementi” capaci di dimostrare collegamenti, diretti o indiretti, tra amministratori e criminalità organizzata oppure forme di condizionamento tali da alterare le decisioni dell’ente e comprometterne il buon andamento.

Il procedimento prende forma attraverso l’intervento del Prefetto, che dispone gli accertamenti e può nominare una commissione d’accesso per 3 mesi (prorogabili a 6) composta da tre funzionari della pubblica amministrazione. Al termine degli accertamenti, la relazione arriva al Prefetto e quindi al Ministro dell’Interno. Quando il quadro raccolto raggiunge la soglia prevista dall’articolo 143, il Consiglio dei ministri delibera lo scioglimento e il Presidente della Repubblica firma il decreto. Gli organi elettivi cessano dalle proprie funzioni e la guida del Comune passa a una commissione straordinaria. Questa gestione commissariale dura da 12 a 18 mesi, con la possibilità di arrivare fino a 24 mesi nei casi eccezionali. È il tempo concesso allo Stato per intervenire sui settori più esposti, riorganizzare gli uffici, ristabilire condizioni di legalità e accompagnare l’ente verso nuove elezioni.

Dalla norma alla sua applicazione

Come è intuibile dalla cornice legislativa alla sua applicazione concreta, il terreno diventa più complesso. È qui che si incontrano le esperienze di Angelo Riccardi, ex sindaco di Manfredonia e presidente dell’associazione “Giù le mani dai sindaci”, e Salvatore Martiello, ex sindaco di Sparanise. Sindaci sciolti che hanno deciso di associarsi per offrire proposte migliorative e riflessioni critiche su una normativa che ha ampi margini discrezionali e che, secondo le loro posizioni, prevede una posizione del tutto marginale del sindaco come supporto alle ipotesi investigative. Due storie diverse che mettono in luce gli stessi dubbi. «Paradossalmente la norma è scritta bene, il problema è come viene interpretata», sostiene Riccardi. Martiello parte dallo stesso presupposto: «Il sindaco è un uomo dello Stato, per definizione è in prima persona contro la criminalità organizzata».

La critica guarda quindi alla metodologia dello scioglimento e alle garanzie che accompagnano il procedimento. Il primo punto sul quale le due testimonianze convergono riguarda la possibilità per gli amministratori di confrontarsi con gli elementi raccolti durante gli accertamenti. «Abbiamo sempre auspicato una fase di contraddittorio, perché costituisce un elemento essenziale», spiega Riccardi. «Se tu mi consenti, nella costruzione della relazione, di dire: “Ti sbagli, c’è un atto amministrativo che dice l’esatto opposto di quello che sostieni”, molte cose si dirimono prima».

L’ex Sindaco di Sparanise insiste sulla stessa questione e la interpreta anche in chiave collaborativa: «Nessun amministratore si sognerebbe di venir meno a un percorso di collaborazione finalizzato ad accertare la presenza di condizionamenti mafiosi nella propria azione amministrativa». Questo è uno dei punti centrali della proposta di centinaia di sindaci in Italia: ampliare le garanzie procedurali mantenendo intatta la funzione preventiva dello strumento senza comprometterne il principio democratico.

Quanto pesa la discrezionalità

L’altro grande tema scivoloso riguarda i presupposti dello scioglimento. Infatti, la legge richiede elementi «concreti, univoci e rilevanti» capaci di dimostrare collegamenti o forme di condizionamento della criminalità organizzata. È sul modo in cui questa soglia viene applicata che si concentra la critica dei due ex sindaci. «C’è bisogno di elementi davvero univoci, fattuali e rilevanti», afferma Martiello. «Il presupposto del “più probabile che no” è talmente generico che può portare a una deriva totalmente discrezionale».

Riccardi è altrettanto netto: «L’avvio del procedimento e la relazione sono atti nei quali esiste una forte discrezionalità». Nella sua lettura, il margine valutativo finisce per incidere anche sul rapporto tra responsabilità politica e attività della macchina amministrativa, dove dirigenti e uffici conservano competenze proprie nella predisposizione e nella gestione degli atti. La natura preventiva dell’art. 143 consente allo Stato di intervenire davanti a un quadro di condizionamento mafioso senza attendere l’accertamento di responsabilità penali individuali.

Sciogliere o affiancare?

La riflessione si sposta però sugli strumenti a disposizione dello Stato, Martiello individua una delle falle nella rigidità del modello: «Il limite più importante è la dicotomia della procedura: scioglimento o mancato scioglimento», indicando la necessità di «forme intermedie di accompagnamento o salvaguardia delle prerogative della comunità». La sua proposta punta verso un intervento calibrato sul livello di compromissione dell’ente: «Sarebbe più opportuno affiancare l’amministrazione, ove non ci sia una compromissione totale, soprattutto nei casi dove ci sono elementi molto labili».

L’articolo 143 contempla già, in determinate circostanze, misure differenti dallo scioglimento, la prospettiva avanzata dagli ex sindaci guarda a un rafforzamento di questi strumenti e a una maggiore collaborazione istituzionale. «Lo scioglimento deve essere uno strumento ultimo da utilizzare e soprattutto uno strumento partecipativo e di confronto tra Comune e Prefettura», sostiene Riccardi. La domanda diventa allora più ampia: davanti a queste criticità, che spazio ha un intervento mirato che preservi la continuità dell’amministrazione eletta?

La “macchia” che resta sul territorio

Lo scioglimento, nelle testimonianze dei due ex sindaci, supera presto i confini del municipio e investe l’immagine di un’intera comunità. «È un evento traumatico», racconta Martiello, «per una comunità che si ritrova a fare i conti con un’immagine della città associata alla criminalità organizzata». Mentre l’ex Sindaco di Manfredonia guarda soprattutto alle possibili ricadute economiche e reputazionali: «Se un territorio viene definito mafioso, ne consegue anche una certa diffidenza a investire. Chi deve venire a fare un investimento ci pensa quattro o cinque volte». Martiello descrive invece l’esperienza dello scioglimento con poche parole: «Il trauma è indescrivibile e resta anche dopo la metabolizzazione amministrativa». Il punto, per entrambi, riguarda dunque anche ciò che accade dopo: la capacità del territorio di liberarsi dall’etichetta prodotta dallo scioglimento e quella dell’amministrazione di riprendere il percorso interrotto.

Gli interrogativi del metodo

Da una parte resta la necessità di uno strumento capace di intervenire con rapidità quando la criminalità organizzata penetra nella vita amministrativa; dall’altra emerge la richiesta di procedure più partecipate, criteri definiti e interventi proporzionati al livello di compromissione dell’ente. Se le funzioni dello Stato vanno difese senza interrogativi vanno altrettanto compresi i limiti e le discrezionalità di una prassi che troppo spesso corre il rischio di divenire “politica”.ù

Leggi anche: Caserta: un macigno da 252 milioni sui conti del Comune

Tags
  • #comuni
  • #mafia
  • #Manfredonia
  • #scioglimento
  • #Sparanise
Stefano Errichelli
Redazione Informare

Stefano Errichelli

Articoli Autore
Ti è piaciuto questo articolo?Condividilo con i tuoi contatti
WhatsAppFacebookX (Twitter)Telegram

Potrebbero interessarti anche

•
•
•
•

Magazine di Settembre - Arcangelo
Magazine Settembre 2026

Magazine di Settembre - Arcangelo

Sfoglia ora

Home
La Redazione
Speciali
Officina Volturno
Storia di Napoli a fumettiPremio "città di Castel Volturno"Informare con l'ArtePCTO nelle scuoleLavoro e Servizi
Inchieste
Video
Sostienici
I nostri sostenitori

Categorie

AttualitàAmbientePoliticaCulturaSpettacoloSocialeSportCastel VolturnoComunicati StampaPubblicazioni Scientifiche

Segnalazioni WhatsApp

Hai qualcosa da segnalarci?

Scrivici su WhatsApp. Tuteliamo l'anonimato e la riservatezza delle fonti.

Scrivici su WhatsApp

Seguici su:
Il 70% delle attività di somministrazione a Napoli non paga la "tassa sui tavolini"
  • APPROFONDIMENTI•
  • ATTUALITÀ•
  • EVIDENZA

Il 70% delle attività di somministrazione a Napoli non paga la "tassa sui tavolini"

Un’attività su tre evade il canone per l’occupazione del suolo pubblico Il report del consigliere comunale Gennaro Espos...

Alessandro Scotti•19/09/2026
I mestieri della Napoli antica: ’O Franfelliccaro
  • APPROFONDIMENTI•
  • CULTURA•
  • MAGAZINE SETTEMBRE 2026

I mestieri della Napoli antica: ’O Franfelliccaro

Un’esplosione di dolcezza e soprattutto di sorrisi. Vederlo camminare per i vicoli di Napoli, su e giù per ogni quartiere,...

Silvia De Martino•19/09/2026
Torna dopo 25 anni di stop il Giro di Campania: la presentazione a Palazzo Santa Lucia
  • APPROFONDIMENTI•
  • ATTUALITÀ

Torna dopo 25 anni di stop il Giro di Campania: la presentazione a Palazzo Santa Lucia

A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...

Davide Puzone•18/09/2026
Costiera Amalfitana in fiamme: gli incendi sono stati appiccati con ordigni
  • APPROFONDIMENTI•
  • ATTUALITÀ

Costiera Amalfitana in fiamme: gli incendi sono stati appiccati con ordigni

La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...

Ilaria Morlando•18/09/2026