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Lockdown e rabbia: la corrida degli errori

Antonio Casaccio
Antonio CasaccioRedazione Informare
24 ottobre 20203 min di lettura

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Lockdown e rabbia: la corrida degli errori

Un lockdown regionale è di certo una misura che garantirebbe maggior sicurezza a dispetto di numeri preoccupanti che arrivano dalla Campania, ma le questioni che assillano la mente sono ancora tante.

La prima è perché non pensare a dei lockdown circoscritti, restrizioni mirate su comuni che sono in seria difficoltà. Purtroppo un lockdown regionale costringe alla chiusura di attività economiche (e mobilità) anche intere province campane che non registrano un impennata di casi, come quella avvenuta a Napoli. Parliamo delle province di Avellino e Benevento, ad esempio, perché costringere al lockdown comuni in cui non vi è un profondo rischio?
Per l’ennesima volta si decide per una misura generalista, utile soprattutto a creare terrore. Si decide di chiudere tutto senza comprendere davvero l’impatto economico devastante, un impatto che potrebbe essere ridimensionato se vi si adoperano lockdown circoscritti e mirati.

La seconda riguarda Napoli e la serata di ieri. Risulta evidente la natura professionale ed organizzata della manifestazione di ieri, impossibile da non vedere. Ma guai a snobbare una rabbia sociale che va in crescendo bollandola come “è solo Forza Nuova e Roberto Fiore”. No, non è solo questo. Sono e saranno anche tanti cittadini che da lunedì, in caso di lockdown, saranno sul lastrico e finché le cure del Governo consisteranno in prestiti bancari (con tassi ridotti sicuramente, ma del tutto inefficaci), 600 euro ai dipendenti e dimezzamento dell’affitto, allora questo non potrà che essere considerato ciò che realmente è: un insulto ad ogni singolo contribuente italiano. La storia insegna che chi ha continuato a giocare col fuoco sociale prima o poi ha dovuto scottarsi. È l’ora di mettere in campo misure economiche sostanziose e sostanziali. È necessario che il Governo discuta della direzione di una parte dei fondi del Recovery Fund in virtù del lockdown campano.

E poi c’è la mortificazione immensa nel sentire le parole del governatore De Luca che ribadisce come questi numeri siano inaffrontabili per qualunque sistema sanitario. Una frase che non tiene conto assolutamente della realtà campana. Ma siamo noi quella regione in cui negli anni sono stati attuati i più brutali tagli alla sanità, al personale medico e alle attrezzature? Siamo sempre noi quelli dell’infinito commissariamento, da cui siamo sicuramente usciti ma in pessime condizioni? Siamo noi i figli di quei genitori e quei nonni che intraprendono viaggi della speranza verso strutture pubbliche del Nord? Anni di storia e di malasanità non si cancellano. E ad emergenza placata emergeranno eventuali responsabilità su alcuni interrogativi in regione, come l’Ospedale del Mare, una struttura che doveva essere “l’immagine della Campania” secondo il governatore, ma è proprio qui che in realtà degli immensi ritardi non hanno ancora portato alla realizzazione dei 72 posti per terapia intensiva annunciati. Come emergeranno le responsabilità di chi ha permesso la presenza di ventilatori polmonari non a norma e con istruzioni in tedesco.

Nemmeno il più bel discorso da sbruffone potrà far credere ai cittadini che avremmo potuto affrontare meglio questa emergenza. Soprattutto noi, che tante emergenze le abbiamo già in casa.

di Antonio Casaccio

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  • #lockdown
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