Lo scorso 1° ottobre è stato inaugurato negli Emirati Arabi l’Expo2020, posticipato a quest’anno in virtù della pandemia. Alla manifestazione di Dubai sono stati allestiti 192 padiglioni in un sito di 400 ettari ed è previsto un flusso di circa 25 milioni di persone, le quali potranno visitare le strutture fino al 31 marzo.
All’interno del padiglione italiano, che spicca per il suo design e le innovazioni proposte, tra i vari collaboratori troviamo Raffaele Molino, studente dell’Università “L’Orientale” di Napoli, che nelle ultime settimane si è messo in mostra per le sue competenze tecniche e linguistiche.
Innanzitutto, qual è la tua funzione all’interno del padiglione?
«Sono uno dei 32 volontari che collaborano all’Expo 2020 di Dubai e la mia mansione è quella di guida turistica, ovvero accompagnare i visitatori nel padiglione italiano. Ognuno di noi ha un’area funzionale, la mia riguarda il settore “Turismo e Marketing” e, durante le guide, abbiamo il compito di illustrare le diverse installazioni, mostrare i vari sponsor e far vivere un’esperienza unica attraverso il percorso all’interno del padiglione. Ovviamente, questo tour viene eseguito in varie lingue, io – ad esempio – lo svolgo in arabo, inglese e spagnolo».
Una delle tematiche principali dell’Expo 2020 è la sostenibilità. All’interno del padiglione italiano com’è rappresentata?
«La sostenibilità è rappresentata in molteplici aree del padiglione italiano. Innanzitutto vi è una coltivazione dell’alga spirulina realizzata dalla Tolo Green: tale pianta assorbe anidride carbonica e rilascia ossigeno, consentendo al padiglione di “respirare”. Qui, infatti, non vi è nessun climatizzatore e tutto si basa sul riciclo d’aria di queste alghe.
Sul tetto dell’edificio, invece, vi sono tre scafi rovesciati che rappresentano la più grande bandiera italiana mai realizzata con microalghe. Inoltre, al di fuori della struttura vi sono 70 km di corde nautiche ricavate dal riciclo di 2 milioni di bottiglie di plastica. Infine, il pavimento interno e la duna esterna sono state realizzate con bucce d’arancia e chicchi di caffè, quindi sempre all’insegna del basso impatto ambientale».
In poco più di un mese più di 400mila persone hanno visitato il padiglione italiano. Quali sono le sue attrazioni principali e i suoi punti di forza?
«L’attrazione principale è una rappresentazione in 3D del David di Michelangelo, stampata dall’Accademia di Firenze, che ha la particolarità di avere due cuori negli occhi e può essere osservata face to face, e non dal basso verso l’alto come avviene con la scultura originale degli Uffizi. In un’altra zona, chiamata Belvedere, vi sono otto schermi che mostrano i paesaggi e le bellezze delle varie regioni italiane.
Infine, vi sono molte installazioni della Leonardo S.p.a, che rappresentano l’innovazione italiana nell’ambito scientifico: ad esempio, vi è una trivella marziana che sarà parte della spedizione Next Mars Orbiter 2022 e avrà il compito di scavare circa due metri sotto il suolo del Pianeta Rosso, in modo tale da rintracciare eventuali forme di vita».
Il Meridione e, in particolare, Napoli come sono rappresentate nel padiglione?
«Come detto precedentemente, vi è l’area denominata Belvedere in cui sono rappresentate le varie regioni in ordine alfabetico, divise da delle porte, chiamate Porte del Paradiso. Per quanto riguarda la Campania, vi sono tre aree d’interesse: è possibile trovare, infatti, Ravello, Napoli col Teatro San Carlo e, infine, Pompei e i suoi scavi. Tuttavia, a tale progetto non hanno partecipato tutte le regioni, ma solo 15 di esse».
La tua preparazione universitaria quanto ha influito su questa esperienza?
«Da più di un mese a questa parte ho rilasciato molte interviste a delle televisioni emiratine, tra cui Dubai Tv, Abu Dhabi Tv e Akbar al-Aan. L’Orientale mi ha permesso di emergere in questo contesto, dandomi l’opportunità di spiccare per la mia fluenza con la lingua araba. Qui, infatti, non vi sono molte persone che parlano l’arabo. Devo molto a L’Orientale e ai suoi professori, e se un giorno riuscirò a farmi strada in quest’ambito, sarà anche grazie al percorso di studi svolto a Napoli».