
Tra gli ospiti della terza puntata del Festival di Sanremo 2022 c’era Roberto Saviano. In occasione del trentesimo anniversario della Strage di Capaci e Via d’Amelio, lo scrittore ha recitato un monologo dedicato a Falcone e Borsellino, raccontando anche la storia di una giovane testimone di giustizia, Rita Atria.
«Dopo una morte di mafia, il giorno dopo c’era solo silenzio. La mafia credeva che sarebbe successo anche con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Oggi vengono celebrati come eroi ma non era così quando erano in vita. Venivano accusati di essere in cerca di spettacolo. Non erano visti come degli eroi. Di Falcone si arrivò a dire che la borsa con 58 candelotti di esplosivo rinvenuta nei pressi di casa sua se l’era messa da solo. Si preferiva affossarli attaccandone l’immagine».
Dal sud a Sanremo senza chiedere cachet, Saviano ha ricordato la breve vita di Rita Atria, suicida a soli 17 anni. Rita era figlia di un boss siciliano e in giovane età ha affrontato la perdita del padre e del fratello. Invece di vendicare quelle morti, Rita decise di testimoniare su ciò che sapeva di quel mondo che gli aveva strappato la famiglia.
Il magistrato che la seguiva era proprio Paolo Borsellino, il quale la mise sotto protezione a Roma. Divenne la più giovane testimone di giustizia. Ma quando accadde la strage di Via d’Amelio, vedendo perdere anche quello spiraglio di salvezza che le era rimasto, Rita cadde nello sconforto e decise di togliersi la vita.
«Con la morte di Falcone quegli uomini ci hanno voluto dire che loro vinceranno sempre, che sono più forti. L’unico sistema per eliminare tale piaga è rendere coscienti i ragazzi che fuori c’è un altro mondo fatto di cose semplici. Forse un mondo onesto non esisterà mai ma chi ci impedisce di sognare? Se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo».
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