
Spesso si parla di talento come una qualità innata e si pensa che sia decisiva nella nostra performance. In realtà, per affinare le proprie abilità e necessario non dormire sugli allori del talento, ma mettersi continuamente alla prova. Da che cosa dipende allora la prestazione umana?

L’epigenetica conferma che le nostre scelte e i nostri comportamenti modulano l’espressione dei nostri geni. La neuroplasticità afferma che il cervello si adatta, in termini di anatomia e funzionalità, agli stimoli che riceve. Dunque, possiamo concludere che non esistono gli schemi già prestampati nel nostro DNA che determinano totalmente il nostro comportamento. La vita in larga misura è nelle nostre mani e a tale proposito risulta attuale la celebre frase latina “Homo faber fortunae suae “.
Proviene da uno stato di grande coerenza tra bisogni profondi, valori personali, comportamenti e risultati che si ottengono come conseguenza di tutto ciò. Ci sono fattori che caratterizzano qualsiasi tipo di alta prestazione.
Tra questi ricordiamo:
1) un enorme livello di pratica che porta ad un alto grado di padronanza;
2) piacere e divertimento percepiti durante l’esecuzione del compito;
3) uno stato mentale di profonda concentrazione ed isolamento, che rende quasi impercettibili le coordinate spazio-temporali;

Dunque, come abbiamo accennato sopra, contrariamente all’immaginario collettivo, l’alta prestazione non è il risultato del talento ma di una pratica ben gestita nel tempo. La padronanza e il frutto di perfezionamento progressivo di un gesto, la sua ripetizione consapevolmente voluta e permessa da un alto grado di concentrazione. Tuttavia, affinché il progressivo perfezionamento sia in grado di condurre a una padronanza ottimale del gesto, sono necessari alcuni requisiti.

Non è possibile giungere ad un elevato grado di performance se la mente e sollecitata da numerosi stimoli contemporaneamente. Occorre trovare un modo per isolarsi mentalmente e farsi trasportare da ciò che si sta facendo in quel momento.
Come conseguenza naturale del primo punto è necessario selezionare un singolo compito su cui focalizzarsi. Quando i compiti sono complessi è utile scinderli in vati sotto componenti proprio come fa un atleta che allena diverse funzioni separatamente.
Il carburante che sostiene la prestazione massima è il piacere emotivo. Diversamente dal sacrificio e dalla forza di volontà, che si esauriscono velocemente, il divertimento porta a risultati più elevati e duraturi nel tempo.

Ogni persona può arrivare ad alta prestazione nello specifico settore attraverso un addestramento mirato. Il talento e la genetica contano molto meno di quello che si pensa. È, invece, necessario sviluppare un bagaglio di conoscenze e trasformarle in un piano d’azione. Inoltre, se si vuole migliorare continuamente, occorre alzare l’asticella e sfidare se stessi. Il vero miglioramento avviene quando usciamo dalla nostra comfort zone.
di Marta Krevsun
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