
Una frase che si sposa perfettamente con le azioni intraprese ultimamente da the GOAT, Michael Jordan, lo sportivo vincente per eccellenza: la notizia di pochi giorni fa è la spesa di 7 milioni di dollari affrontata per l’apertura di due cliniche nelle periferie di Charlotte, in North Carolina.
MJ è il proprietario dei Charlotte Hornets, la rappresentativa NBA della città, e proprio in North Carolina ha frequentato il college, dominando il campionato NCAA e aprendosi le porte alla sua futura carriera.
Durante la cerimonia di apertura del Novant Health Center, His Airness non ha potuto trattenere le lacrime per quel «Mi sento fortunato» carico di responsabilità nei confronti dei più deboli a cui manca l’assistenza sanitaria, a causa del privatizzato sistema sanitario americano.

Jordan si è espresso favorevole verso quegli atleti capaci di pensare ad altro oltre allo sport durante la carriera.
Ma la stella NBA non è l’unica nel panorama sportivo ad intendersi di beneficenza. Il sito athletesgonegood.com ha stilato una lista dei più prolifici persecutori della carità.

La lista delle sue donazioni è interminabile, ma quello che risalta è la continuità con cui si adopera e la scelta di sostenere chi ha bisogno anche in prima persona: oltre ad essere un donatore di sangue – non ha tatuaggi – è anche un donatore di midollo osseo.
Dicevamo, more than an athlete.
Questa frase è risuonata recentemente anche per un altro motivo.

Il cestita, fonte di ispirazione al pari di Muhammad Alì e Colin Kaepernick, ha messo da parte la sua vita per scegliere una posizione.
Ma non tutte le storie escono con il buco. Le posizioni politiche dell’atleta sono conosciute ed i dissidi con il governo turco sono iniziati prima del 2016; Kanter caldeggia per il conservatore Fethullah Gülen, leader di Hizmet, prima alleato di Erdogan, poi divenuto nemico per le posizioni contrarie sulla Siria.
Erdogan ha accusato Gülen, che vive esiliato dal 1999 in USA, di essere la mente dietro al golpe del 2016. Non ci sono dati certi che sia andata così; l’influenza del presidente turco è però elevata, tanto da richiedere all’Interpol un mandato d’arresto internazionale per Kanter, simbolo social del dissenso.
Una situazione scomoda per il centro dei Celtics che non può praticamente mettere piede fuori dagli USA; ma nonostante il suo appoggio ad Hizmet – definito grottescamente organizzazione terroristica da Erdogan – dobbiamo considerarlo un “alleato” nella lotta contro le posizioni poco democratiche del governo turco.
di Francesco Cimmino
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