
“Morti bianche” vengono definite, per l’assenza di una mano oggettivamente responsabile dell’incidente che causa la morte. Ma l’assenza di responsabili oggettivamente individuabili non è motivo di innocenza. Anzi, probabilmente ci rende tutti un po’ colpevoli.
Dopo le 1.221 vittime del 2021, il 2022 non è cominciato con un piglio migliore. Dall’inizio di questo anno già 92 persone hanno perso la vita per incidenti occorsi sul proprio posto di lavoro, tre dei quali morti nel giro di poche ore nel primo giorno di febbraio.
In provincia di Mantova, a Castiglione delle Stiviere, un 56enne ha perso la vita guidando un mezzo agricolo. La vittima, titolare di un’azienda agricola di Grole insieme al fratello, stava tornando verso la cascina a bordo di un muletto, quando pare abbia perso il contro del carrello elevatore. Il mezzo è finito fuori dalla strada sterrata che stava percorrendo tra i campi, ribaltandosi su un fianco. L’agricoltore è rimasto incastrato fra i montanti del muletto.
Più a est, nel veneziano, a Fusina per la precisione, un’operaio di 50 anno ha perso la vita precipitando da un’impalcatura all’interno dell’azienda “Ecoprogetto”. I medici dell’ambulanza accorsa sul posto hanno cercato invano di rianimarlo.
La terza tragedia del giorno è avvenuta a Sora, in provincia di Frosinone, dove un pannello coibentato si è staccato a causa del vento forte e ha travolto un operaio di 57 anni.
Tre vite stroncate, tra famiglie distrutte, tre “morti bianche”, episodi di un’interminabile serie di incidenti che colpiscono l’uomo nell’atto che dovrebbe nobilitarlo e dargli sostentamento: il lavoro.
Sono anni, ormai, che l’opinione pubblica chiede maggiori tutele, leggi più severe contro chi non rispetta le misure di sicurezza per i lavoratori. Senza entrare in inopportuni tecnicismi, è evidente che qualcosa continua a non funzionare.
Lo dicono le 1.221 morti del 2021.
Lo dicono le 92 vittime di questo 2022.
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