
Negli ultimi giorni è cresciuta la rabbia per la morte di Lorenzo Parelli, studente morto durante uno stage scuola-lavoro a Udine. Sin dalla scorsa settimana gli studenti italiani hanno protestato per le strade, contestazioni a cui è seguita una giornata di mobilitazione nazionale questo Venerdì 28 Gennaio. Così anche ieri a Napoli, davanti la sede di Confindustria, è iniziata un’intensa giornata di lotta per i coordinamenti sociali del territorio.
In piazza per Lorenzo caschi da operaio, teste gialle che spuntavano nel mare di bandiere e striscioni. Attorno a loro Piazza dei Martiri, uno dei centri della Napoli bene, tra uffici e vetrine lussuose subito chiuse dai commercianti. “Basta cattiva scuola, non si può morire così!” hanno gridato i cartelloni e le voci degli studenti di decine di collettivi scesi in piazza. Diverse centinaia le persone giunte all’appuntamento.

Sotto il portone della sede degli industriali italiani è partito un lancio di vernice rossa. “Macchiati del sangue di un ragazzo di 18 anni” si sente in piazza. Poi le manganellate: le forze dell’ordine in assetto antisommossa hanno caricato la manifestazione pacifica, colpendo diversi ragazzi. «Ci siamo raccolti in piazza in memoria di Lorenzo – racconta Marcello Gemma, degli Studenti Autonomi Napoletani – stavamo per sfilare in corteo quando i carabinieri si sono avvicinati e hanno cominciato a colpirci. Contro gli agenti non c’è stata alcuna violenza da parte nostra, né fisica né verbale».

In seguito alla carica della celere il corteo non si è fermato, ricomponendosi per dirigersi verso Piazza Vittoria. Brevi momenti di tensione e poi lo scioglimento del cordone di polizia, che ha aperto la strada verso il lungomare.

Con gli studenti napoletani anche i lavoratori del Si Cobas e Disoccupati 7 Novembre. «Se abbiamo aderito al fianco di studenti e studentesse – spiega Eduardo Sorge, coordinatore Si Cobas – è perché siamo convinti che i veri mandanti della morte in azienda di Lorenzo siano Confindustria e governo, che mettono il profitto davanti le vite di milioni di lavoratori, studenti e disoccupati».

Nella sola giornata di ieri sono state più di 16 le mobilitazioni nelle principali città italiane. «Le cariche di polizia non ci sono state solo a Napoli – interviene Zidane Shehadeh, dell’Unione degli Studenti – anche a Torino questa mattina la polizia ha caricato tanti giovani. A quanto pare è questa la risposta del governo alla nostra solidarietà».

Per chi era in strada ieri questa mobilitazione non era fine a se stessa, ma parte di un percorso collettivo più grande. Dopo aver percorso il lungomare, il corteo ha raggiunto Piazza Municipio e si è sciolto. Ma non senza prima darsi un nuovo appuntamento: martedì prossimo, alle 18, ci sarà una nuova assemblea al centro sociale Mezzocannone Occupato, nel cuore del centro storico di Napoli.

Nonostante le tensioni della giornata – spesso ingiustificate e strumentalizzate mediaticamente – quella che ha sfilato da Piazza dei Martiri al Municipio è stata una risposta forte da parte di chi è stanco di un modo di essere e vivere frutto del nostro mondo.

La morte di Lorenzo Parelli ha aperto un nuovo squarcio nei cuori di tanti ragazzi e ragazze, presenti e non, portando a riflettere nuovamente sulla realtà del nostro quotidiano. Non bastava la pandemia: ora altro sangue, una sola morte che ce ne ricorda più di mille all’anno.
E tuonano i nomi delle morti bianche nel fiore degli anni. Come Lorenzo così Luana, Samuel, Cristian. Ma la vita è troppo preziosa, non si può buttare in un fabbrica. Perciò sono sempre più i giovani a ripensare al ruolo del lavoro e dello sfruttamento nella società. Torna centrale, invece, un’altra necessità: quella di riprendersi il tempo e gli spazi per tornare ad essere liberi.
Di Ciro Giso
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