
È stata una mattina all’insegna delle anime, delle mani, dell’artigianato e soprattutto dei giovani quella del 25 maggio.
L’associazione culturale Miniera, con l’Associazione “Annalisa Durante” ed il Consorzio Antico Borgo Orefici, ha organizzato un evento che ha previsto la proiezione del documentario Manime, seguita da un dibattito sulla situazione attuale dell’artigianato alla presenza di una delegazione di studenti della Scuola Orafa La Bulla e con il coinvolgimento dei giovani degli istituti comprensivi Adelaide Ristori, Paolo Borsellino, Campo Del Moricino e del liceo Elsa Morante.
Manime nasce all’inizio del 2019 – per poi concludersi, tra riprese, montaggio e post produzione, nel successivo mese di maggio – come una serie di video, da diffondere sui canali social, per trattare il tema della crisi dell’artigianato a Napoli. In corso d’opera, però, i due ideatori del docufilm si resero conto che, nonostante la mancanza di mezzi, di attrezzature, di competenze e di capacità, si poteva osare di più. Dai brevi video essi passarono al concepimento dell’idea, ed in seguito alla vera e propria realizzazione, di un documentario le cui immagini mosse e sfocate sperano siano controbilanciate dal peso del messaggio e della poesia in esse contenute.
Durante la realizzazione del documentario, gli ideatori hanno pensato che gli artigiani potessero – con la loro operosità, lo spirito di sacrificio, le loro mani, sporche e callose ma cariche di dignità- rappresentare al meglio Napoli che poi è essa stessa una rappresentazione della vita. Per tale motivo il ciclo di interviste agli artigiani, di cui Manime è composto, è racchiuso in un’unica giornata, dal mattino alla sera, dal più giovane al più anziano. È Napoli che nasce, muore e si rigenera. È il ciclo della vita. Le mani mettono in atto il volere dell’anima. L’anima trova spazio nel mondo quotidiano attraverso le mani. Manime.
Il documentario si chiude con una scena recitata in cui una donna- cimentata nelle azioni quotidiani basilari – rappresenta la nostra città, divisa tra bruttezza e bellezza, tra il degrado della monnezza e l’incanto dei sogni, rappresentato dalla danza.
Gli applausi scroscianti che hanno seguito la proiezione del docufilm hanno fatto capire, anzi ricordare, che i giovani sono vivi e vitali ed interessati a qualsiasi discorso gli venga posto, se si trova la chiave e la maniera giusta.
Dopo la visione del documentario, molti giovani studenti, anche sollecitati dai presidenti dell’ass. Annalisa Durante, Giuseppe Perna, e del Consorzio, Roberto De Laurentiis, hanno raccontato le loro esperienze, i loro sogni, e le loro proposte, mostrando quel lato dell’universo giovanile totalmente in contrasto con le cronache odierne che tendono a demonizzarlo. Dopotutto, trovare capri espiatori ad ogni problema che affligge il mondo è la specialità della società, è il placebo che quanto meno ci consente di rimandare – all’infinito – la ricerca di una soluzione vera e propria.
Spesso, troppo frequentemente, noi adulti dimentichiamo di non essere nati già quarantenni o cinquantenni e di essere stati adolescenti, con tutti i problemi legati a quell’età al seguito, e puntiamo facilmente il dito verso quel mondo in cui non ci riconosciamo più ma che una volta ci apparteneva. Generalizziamo, spariamo sentenze senza neanche sforzarci minimamente di comprendere. Eppure questi giovani sono figli nostri, li abbiamo educati noi, il loro mondo glielo abbiamo lasciato in eredità noi.
Per far ripartire l’artigianato, noi adulti dobbiamo porre le basi per una società che smetta di correre a 300 km/h e che rischia di schiantarsi da un momento all’altro, e lasciare questo concetto in eredità ai ragazzi, gli adulti di domani.
di Fabio De Rienzo
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