
L’Archivio di Stato di Napoli, fondato nel 1808 grazie ad un regio decreto di Giocchino Murat, ha sede nel complesso monumentale dei Santi Severino e Sossio, nel decumano inferiore del centro storico di Napoli. È un luogo di notevole interesse artistico dove hanno lavorato i più importanti autori del Rinascimento napoletano.
Nato come monastero benedettino, l’intero complesso annovera al suo interno, oltre alla chiesa, tre chiostri monumentali. Oggi è stato riaperto al pubblico, dopo anni di restauro, il Chiostro del Platano, così denominato per la presenza al suo interno di un platano secolare. È affrescato con pitture di Antonio Solaro che lo ha adornato con Storie della vita di San Benedetto.
Presente alla manifestazione inaugurale il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: «Appena ci siamo insediati – ha detto il sindaco – abbiamo subito creato una task force, insieme alla Soprintendeza, per sbloccare tutti i cantieri che erano fermi e avviare quelli che erano in ritardo. Questo ci ha consentito di riprendere un progetto che soffriva per le grandi lentezze e di far ripartire cantieri importanti come i Gerolomini, l’Anticaglia, Castel Capuano e di consentire poi di poter realizzare queste opere che sono fondamentali per il rilancio e l’ulteriore valorizzazione del centro storico di Napoli».
Il restauro è stato possibile grazie al Grande Progetto “Centro storico di Napoli, valorizzazione del sito Unesco che rientra nel rientra nel Programma Operativo Regionale POR FESR Campania 2007-2013 con un totale di circa 100 milioni di euro stanziati. Di questi 5 milioni e duecentomila sono stati destinati al complesso oggi riaperto. «Restituiamo alla fruizione pubblica un luogo chiuso per decenni – ha proseguito il sindaco – che adesso potrà essere valorizzato e utilizzato da parte dei turisti e dei cittadini ed è anche un polmone verde all’interno di un luogo molto densamente abitato del centro storico. È un grande patrimonio che viene restituito alla città».
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