
Si parte prevalentemente dalle coste libiche, perché voltarsi indietro risulta impensabile. Eppure in zona SAR maltese ci sono 156 persone a bordo della Ocean Viking che attendono una svolta nella loro cieca fuga.

«Ho provato 6 volte ad attraversare il Mediterraneo per scappare dall’inferno che sopportavo in Libia. Lì non mi trattavano come un essere umano. Una di queste volte, la nostra barca si è ribaltata e non avevamo i giubbotti di salvataggio. Morirono 7 persone». È la testimonianza Moussa*, un ragazzo di 24 anni tra le persone sopravvissute e ora a bordo della Ocean Viking, che in poche parole rende il retroscena dello scempio Mediterraneo e l’evidente impossibilità di un’altra rotta.
Attualmente risultano sopravvissute 156 persone, tra cui 68 minori non accompagnati/e, 6 bambini/e e un neonato di 9 mesi.
Il recente appello di SOS Mediterranée al Consiglio europeo “Giustizia e affari interni” si tinge di rosso a rimarcare un allarme che non vale a giorni alterni: la quotidianità del Mediterraneo non vede un mare calmo da troppi anni, le acque sono continuamente intrise di morte e paura.
Le guerre dal seguito silenzioso non sono meno crude di un bombardamento a ciel sereno.
Se si chiudono gli occhi, il dolore di chi agogna una tregua attraversando il mare supera ogni barriera terrena e sonora.

di Tonia Scarano
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