
Ad ogni inizio di una manifestazione sportiva importante dell’Italia, ci si interroga sempre da che parte Napoli si schieri. Spesso, erroneamente, si confonde la fortissima identità partenopea come un rifiuto verso la nazionale di calcio. Napoli ancora una volta ha risposto in maniera superlativa, tutti hanno tifato per l’Italia di Insigne e Mancini.
Famosissima è la semi-finale dei mondiali del 90′ giocatasi al vecchio San Paolo (oggi ribattezzato Stadio Diego Armando Maradona) dove l’Italia affrontò l’Argentina di Diego stesso, in una sfida che sollevò numerose polemiche. Per anni si è detto che i napoletani quel giorno tifarono per il proprio beniamino con la 10 albiceleste, voltando le spalle alla propria nazionale. Chi però, quel giorno allo stadio c’era, ha sempre raccontato di un clima surreale, con ogni tifoso napoletano messo dinanzi ad una scelta quasi impossibile. Da un lato c’era Maradona, che rappresentava in quel momento il simbolo di riscatto sociale per la città di Napoli, dall’altra c’era la nazionale italiana vicina a vincere il mondiale in casa. Come scegliere se voler bene più a mamma o a papà.
Da quel lontano giorno del 90′ la storia di Napoli con la nazionale italiana è sempre stata un po’ rocambolesca.
Troppo spesso, forse, si è visto nella nazionale lo specchio della politica italiana, sia in ambito sportivo che sociale. Sarebbe sciocco però non ammettere che purtroppo, all’interno del panorama calcistico italiano, c’è una netta differenza di trattamento tra le diverse tifoserie. I rapporti tra la Napoli calcistica e le altre squadre del campionato di serie A non sono dei più idilliaci, se proprio vogliamo usare un eufemismo. Non siamo nuovi ai classici cori sul Vesuvio. Ma non devono essere gli altri a decidere cosa dobbiamo o non dobbiamo tifare. Facciamo fatica ad esultare per un goal siglato da uno juventino o da un romanista, ma al tempo stesso se segna un napoletano urliamo a squarciagola. Se l’interista tifa per Insigne perché noi non potremmo tifare per Barella?
Napoli, come Roma, Milano, Firenze, ieri è scesa in piazza a festeggiare il passaggio del turno dell’Italia ai danni della Spagna. Continui suoni di trombette spremute con forza e clacson di macchine in festa, come quando il Napoli vince un trofeo. Pochi sono rimasti indifferenti al rigore decisivo di Jorginho. Quelli che non hanno tifato per la nazionale di calcio non hanno aiutato Napoli, anzi, si fanno carico di un sentimento che ormai tra i ragazzi sta svanendo sempre di più.
Lecito è sentirsi prima partenopeo e poi italiano, lecito è difendere Napoli da chiunque voglia attaccarla, sentirsi il sangue “azzurro” come si suol dire qui. La nazionale di calcio non c’entra con i problemi tra nord e sud, mai come quest’anno, dove il gruppo azzurro è capitanato da un sardo e da tre campani. La nazionale deve unire, il dividere lasciamolo alla politica. Non facciamoci rovinare la voglia di calcio da elementi secondari. Siamo pronti per domenica.
It’s coming Rome.
di Alessandro Robustelli
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