
Not Fungible Token è l’ultima frontiera del lusso digitale su cui la moda sta puntando. L’acronimo Nft identifica unità digitali esistenti nel web e registrate all’interno della blockchain. Quest’ultima è un registro distribuito in rete alla base delle criptovalute. Per semplificarne la comprensione diremo che garantisce l’autenticità di un’opera virtuale.
Questo fenomeno sta sollecitando la curiosità del mondo dell’abbigliamento attraendo la generazione Z. Dietro Nft c’è una vasta serie di prodotti ideati per restare proprietà virtuali, i prodotti acquistabili su schermo nonostante il costo elevato differenziano da quelli reali. L’acquisto è esclusivo e riguarda un oggetto fatto di pixel con un’autenticità 100% certificata. Tutto è dovuto a dei codici inalterabili che assicurano costo, transizione e proprietà del bene.
Risulta sotto controllo anche l’opzione rivendita e la contraffazione dei prodotti tramite un sistema di autenticazione. Nella moda l’oggetto virtuale in prova riguarda il segmento calzaturiero che sfocia nel collezionismo, lo confermano le cifre eccessive a cui vengono vendute le sneakers nel mercato second hand. Perché pagare tanto per un bene non indossabile, perché lo si desidera nonostante sia non utilizzabile: è quello che fa la moda. Rende l’impensabile motivo di conquista.
Per fronteggiare ancor di più l’abisso tra virtuale e reale si sta collaudando la possibilità di prova degli oggetti attraverso Snapchat. In questo modo un paio di sneakers Nft saranno sfruttate nella realtà parallela del web. L’interesse in aumento verso i Not Fungible Token è concreto e mette in allerta sullo sviluppo dei marchi. Non tutti i fashion brand sono orientati ad una conversione virtuale di tale portata soprattutto se si tratta di realtà tradizionali il cui target di riferimento non famigliarizza con esperienze online così progredite. C’è l’esigenza di aggiornare i propri obiettivi per rispondere ad una richiesta sempre più giovane.
di Chiara Del Prete
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