
Si è concluso domenica scorsa il 36simo viaggio apostolico di Papa Francesco. Il Pontefice ha visitato l’isola di Malta, divenuta porti di approdo, specialmente dopo la primavera araba, di migliaia di profughi in fuga dai paesi nord africani, teatro di guerra civile in seguito alla caduta dei regimi nazionali. Il Pontefice, dopo aver incontrato le autorità locali, si è recato in catamarano all’isola di Gozo per incontrare i fedeli ed ha poi fatto visita alla grotta di San Paolo a Rabat. Ma il momento più emozionante è stato l’incontro con i migranti, nel quale ha ricordato quello avvenuto a Lesbo nel 2021: “Sono qui per dirvi che vi sono vicino. Sono qui per vedere i vostri volti, per guardarvi negli occhi. Dal giorno in cui andai a Lampedusa, non vi ho mai dimenticato. Vi porto sempre nel cuore e siete sempre presenti nelle mie preghiere”. Ha poi ricordato il motto della visita a Malta, “Ci trattarono con rara umanità” che è l’espressione che l’Apostolo Paolo utilizza mentre racconta il naufragio a Malta, accolto dagli abitanti dell’isola, mentre si dirigeva a Roma. Il papa continua: “Li trattarono “con rara umanità”. Non solo con umanità, ma con una umanità non comune, una premura speciale. Auguro a Malta di trattare sempre in questo modo quanti approdano alle sue coste, di essere davvero per loro un porto sicuro”.

Ma le parole più dure il papa le ha riservate al presidente russo Vladimir Putin, pur senza citarlo: “C’è, infine, il vento proveniente da est, che spesso soffia all’aurora. Omero lo chiamava “Euro”. Ma proprio dall’est Europa, dall’Oriente dove sorge prima la luce, sono giunte le tenebre della guerra. Pensavamo che invasioni di altri Paesi, brutali combattimenti nelle strade e minacce atomiche fossero ricordi oscuri di un passato lontano. Ma il vento gelido della guerra, che porta solo morte, distruzione e odio, si è abbattuto con prepotenza sulla vita di tanti e sulle giornate di tutti. E mentre ancora una volta qualche potente, tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti, provoca e fomenta conflitti, la gente comune avverte il bisogno di costruire un futuro che, o sarà insieme, o non sarà. Ora, nella notte della guerra che è calata sull’umanità, per favore, non facciamo svanire il sogno della pace”.
Uno dei momenti più attesi dei viaggi apostolici è la tradizionale conferenza stampa che il papa tiene sul volto di ritorno. È il momento dove si rompe il protocollo e il pontefice risponde liberamente alle domande dei giornalisti. Da settimane si paventa un viaggio del Pontefice a Kiev, auspicato da più parti. E di un incontro con Kirill, il tanto contestato patriarca della chiesa ortodossa di Mosca, amico di Putin, che non ha speso una sola parola per condannare la guerra. Il suo silenzio sta provocando una emorragia di fedeli dalla potente chiesa moscovita, sparsa nel mondo. Ieri Kirill, incontrando le forze armate russe, ha continuato a difendere la guerra: “Siamo un Paese che ama la pace e non abbiamo alcun desiderio di guerra. Ma amiamo la nostra Patria e saremo pronti a difenderla nel modo in cui solo i russi possono difendere il loro Paese”. Per il Patriarca di Mosca “la maggior parte dei Paesi del mondo è ora sotto l’influenza colossale di una forza, che oggi, purtroppo, si oppone alla forza del nostro popolo. Allora dobbiamo essere anche molto forti”

Alla domanda di Jordi Antelo Barcia, corrispondente da Roma della su un possibile viaggio pontificio a Kiev, Francesco Io sono disposto a fare tutto quello che si possa fare; e la Santa Sede, soprattutto la parte diplomatica, sta facendo di tutto, di tutto; non si può pubblicare tutto quello che fanno, per prudenza, per riservatezza, ma siamo al limite del lavoro. Fra le possibilità c’è il viaggio […] Io ho detto con sincerità che avevo in mente di andarci, ho detto che la disponibilità sempre c’è, non c’è un “no” a priori, sono disponibile. E si fa concreto anche un incontro con Kirill, da sempre osteggiato da più parti del mondo russo. L’incontro potrebbe avvenire entro l’anno, forse in territorio neutro, dunque né in Vaticano né a Mosca. La notizia è confermata dall’ambasciata russa presso la Santa Sede che riprende le parole del patriarca Hilarion, responsabile delle relazioni internazionali del patriarcato di Mosca: “Si sta lavorando a un incontro fra il patriarca ortodosso Kirill e Papa Francesco anche se a causa dello sviluppo degli eventi in Ucraina i due leader spirituali hanno già avuto bisogno di comunicare a distanza.
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