
Per l’ennesima volta la Suprema Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere sulla configurabilità o meno della responsabilità in capo al Comune, nel caso di caduta di un minore all’interno del parco giochi comunale.
Nella questione in esame, i genitori di una minore chiedevano al Comune il risarcimento dei danni patiti dalla figlia minore a causa della caduta su sostanza oleosa presente all’interno del parco comunale. La domanda risarcitoria veniva respinta sia in primo che in secondo grado. I genitori della bimba, ritenendo profondamente ingiusta la decisione del giudice d’appello, ricorrevano per Cassazione.
Con l’ordinanza n. 12549/2022, la Suprema Corte di Cassazione, dichiarava inammissibile il ricorso dei genitori della minore, osservando che “l’utilizzo delle strutture esistenti in un parco giochi – a meno che non risulti provato che le stesse erano difettose e, come tali, in grado di determinare pericoli anche in presenza di un utilizzo assolutamente corretto” – non si connota, di per sé, ‘per una particolare pericolosità’, se non quella che normalmente deriva da simili attrezzature, le quali presuppongono, comunque, una qualche vigilanza da parte degli adulti”, i quali, “in un parco giochi”, devono “avere ben presenti i rischi che ciò’ comporta, non potendo poi invocare come fonte dell’altrui responsabilità’, una volta che la caduta dannosa si è verificata, l’esistenza di una situazione di pericolo che egli era tenuto doverosamente a calcolare”.
In parole povere, secondo la Corte, la colpa non sarebbe da addebitare all’Ente ma ai genitori, i quali, non solo non devono disinteressarsi delle azioni poste in essere dai minori che essi stessi accompagnano, ma devono anche prevedere le situazioni di pericolo che potrebbero verificarsi, così da porre in essere tutte quelle condotte che riducano al minimo il rischio di danni.
Pertanto, bisogna prestare sempre attenzione sia al minore (che data la sua incoscienza è imprevedibile), sia agli eventuali pericoli che potrebbero verificarsi.
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