
Dopo quasi due anni dal suo arresto, Patrick Zaki sarà scarcerato temporaneamente, seppur non sia stato completamente assolto dall’accusa. Questo è quanto riferito dagli avvocati e il ricercatore potrebbe essere liberato oggi, anche se non si hanno ancora certezze.
Stando alle notizie dall’Egitto, il ricercatore bolognese sarà prima trasferito da Mansura al carcere di Tora. A Zaki non è stato imposto l’obbligo di firma fino alla prossima udienza, che si terrà il 1 febbraio, e quindi resterà libero fino a quella data.
Secondo gli sviluppi degli ultimi giorni, contro di lui – attualmente – ci sono ben sei capi d’accusa. L’ultimo, mai notificato ai suoi legali, è quello di terrorismo. Tra gli altri capi d’accusa, invece, vi è la diffusione di notizie false all’interno e all’esterno dell’Egitto.
Patrick Zaki, nato da una famiglia egiziana copta, è un’attivista per i diritti umani e ricercatore per l’Egyptian Initiative for Personal Rights. Dopo una breve pausa accademica, nel febbraio 2020, il ricercatore egiziano decise di tornare in Egitto. Qui, all’aeroporto del Cairo, fu arrestato e portato davanti alla Procura di Mansura, accusato di cinque capi d’accusa. Tra questi, vi erano minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a manifestazione illegale e propaganda al terrorismo.
Durante il sequestro il giovane attivista fu sottoposto a diverse torture, tra cui elettroshock e varie minacce. Da quel giorno in poi, Patrick Zaki è stato trattenuto in carcere e la sua permanenza è stata confermata con vari rinvii, prima di 15 poi di 45 giorni.
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha espresso la sua immensa gioia e spera che questo sia “il primo passo per arrivare poi ad un provvedimento di assoluzione“. Dopo circa 22 mesi di detenzione, finalmente Patrick Zaki non trascorrerà la notte in carcere e, a partire da stasera, diverse manifestazioni sono state organizzate nelle piazze italiane.
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