È emerso come Cuomo Michele, principale indagato e vertice dell’organizzazione, avesse in collaborazione con i suoi sodali, costituito anche all’interno della Casa Circondariale di Salerno, “una piazza di spaccio” previa introduzione all’interno di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari funzionali all’espletamento di detta attività.
L’attività espletata ha evidenziato il coinvolgimento anche di un agente di Polizia Penitenziaria, in servizio ai “reparti detentivi” del carcere, che è risultato coinvolto nelle illecite attività descritte. In particolare dietro compenso elargitogli dallo stesso Cuomo Michele, per il tramite del suo principale “collaboratore” Rese Domenico, l’agente infedele introduceva quantitativi di stupefacenti all’interno della Casa Circondariale.
Nel contempo, nell’emergere dell’allarmante quadro di una diffusa attività criminosa posta in essere dai detenuti all’interno del carcere di Salerno, afferente il commercio di sostanze stupefacenti e altri oggetti non consentiti, come telefoni cellulari e Sim Card, è emersa l’esistenza di una ulteriore associazione criminale operante all’interno del medesimo istituto, capeggiata dal detenuto Albergatore Luigi.
Cuomo Michele, durante il periodo detentivo presso la struttura carceraria in argomento, ha continuato a impartire “direttive” ai suoi più stretti collaboratori. Difatti, la compagine delinquenziale da lui diretta, attraverso i soggetti di più stretta “fiducia”, ha organizzato in due distinte zone della città di Nocera Inferiore, due “piazze di spaccio”, dimostrandosi, dunque, particolarmente attiva nell’illecita commercializzazione di stupefacenti.
Durante tutta l’attività d’indagine sono emersi numerosi episodi di violenze fisiche ed aggressioni a soggetti detenuti che non si “inchinavano” ai promotori dell’ingente traffico di stupefacente. Le spedizioni punitive erano tali da provocare lesioni anche gravi ai danni dei malcapitati.
L’acquisto dei cellulari all’interno del carcere aveva raggiunto le dimensioni un vero e proprio “mercato” infatti bastava ordinare la marca ed il modello per riceverlo consegnato dai visitatori e pagarlo attraverso bonifici alle postepay dedicate.
L’utilizzo di suddetti cellulari avveniva attraverso sim intestate a soggetti irreperibili e quasi sempre extracomunitari, ed erano utilizzati sia per conversazioni personali con parenti e/o familiari all’esterno del carcere che con i fiancheggiatori utilizzati per le ricariche postepay e per impartire direttive ed ordini agli affiliati al clan.
Durante tutta la fase delle indagini, con la collaborazione delle dirigenza del carcere e della polizia penitenziaria, sono stati effettuati diversi riscontri investigativi all’interno della struttura carceraria, Numerosi sono stati i sequestri di sostanza stupefacente del tipo cocaina, hashish e telefoni cellulari; più di 30 telefoni cellulari e circa 20 SIM card ed oltre un chilogrammo di sostanza stupefacente suddivisa in diverse dozzine di dosi, tra cocaina ed hashish, riuscendo così ad arginare e bloccare l’introduzione all’interno del carcere sia della droga che dei cellulari.
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