
Tanti soldi e troppa paura di perderli. Con il nuovo anno, si approssimano le opportunità offerte al Sud dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).
Le speranze, le aspettative dei cittadini sono tante, tanto da aver fatto crescere la fiducia nell’Unione europea ai livelli più alti registrati dal 2008. Non è cresciuta però la fiducia nelle nostre amministrazioni e sono in tanti a chiedersi se la regione Campania, e il Sud in generale, queste risorse sarà in grado di impegnarle e spenderle nei tempi stringenti fissati dall’Ue. Non solo spenderli presto, ma spenderli pure bene, e senza tralasciare i necessari controlli di legalità e trasparenza.
Sono poco più di 80 miliardi (il 40% dei 206 miliardi) le risorse destinate al Sud e suddivise tra Infrastrutture per la mobilità sostenibile (53,2%), Istruzione e ricerca (45,7%), Inclusione e Coesione (39,4%), Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (36,1%), Salute (tra il 35 e il 37% con differenze regionali), Rivoluzione verde e transizione ecologica (34,3%).

In Campania si va dal potenziamento dell’assistenza sanitaria agli interventi sull’Alta Velocità, dalla riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica al potenziamento dell’accessibilità marittima e delle infrastrutture portuali. In arrivo le risorse per la realizzazione dei primi 9 progetti. Circa 15 milioni di euro ciascuno, per un totale di 140 milioni. Una pioggia di soldi destinata a strade, scuole, edifici e parchi che da decenni attendevano di essere riqualificati.
La sfida principale si gioca intorno all’insufficienza di professionalità delle amministrazioni, non all’altezza del carico di lavoro burocratico che richiedono i fondi europei. Caso vuole che la penuria di dipendenti pubblici e di tecnici specializzati si faccia sentire maggiormente proprio nei luoghi a cui è richiesto di spendere buona parte delle risorse. In Campania, infatti, i dipendenti pubblici sono solo 5,05 ogni 1000 abitanti, (rispetto alla media nazionale di 8,23). Hanno mediamente 56,5 anni (rispetto alla media nazionale di 54) e la quota di laureati intorno al 38%, in alcuni comuni tocca il 16%. Reclutare personale con le giuste competenze nella programmazione e progettazione dei fondi europei si è rivelato più difficile del previsto, con il famoso concorsone che, al di là delle buone intenzioni, si è rivelato un vero flop.
I fondi pubblici sono una calamita per la criminalità. Ce l’ho hanno ben insegnato quegli ottanta secondi di terrore che nella ricostruzione post-terremoto si sono trasformati in oro colato per camorristi, imprenditori e politici corrotti. Bisogna chiedersi se i protocolli di legalità sottoscritti dal Ministero dell’Interno per “blindare” i fondi europei siano sufficienti a ostacolare il capitalismo mafioso. Agisce tanto al Sud quanto al Nord, ma qui si aggiunge a un quadro già drammatico e non all’altezza della sfida della ricostruzione post-emergenza. Il pericolo è amplificato dall’ansia da prestazione a cui sono inevitabilmente soggette le nostre amministrazioni, che potrebbe portare a sottovalutare i controlli e le cautele necessarie.
Si dice che dall’esito dei progetti del Pnrr dipenderà il destino del Sud, la qualità di strade, scuole, trasporti, sanità e la possibilità di colmare il divario territoriale con la parte più ricca del Paese. Eppure, l’idea che basti qualche miliardo per cambiare le sorti di un territorio così vasto rischia di spostare l’attenzione su elementi importanti.
Gli interventi straordinari saranno sostenibili nel tempo? Una quota consistente delle risorse è impiegata nella realizzazione di infrastrutture che una volta costruite richiedono risorse orinarie per gestione e manutenzione. Il Sud è pronto a questo?
I fondi che verranno spesi al Sud andranno a finanziare interventi nuovi e addizionali o andranno a sostituire la spesa ordinaria? Se è vero il secondo caso, per rendere l’idea, mentre al Nord con il Pnrr i vagoni diventeranno da cinque a otto e continueranno a correre insieme veloci, al Sud si cercherà di sistemarne ruote e ingranaggi di tre. I fondi del Pnrr, per quanto importanti, da soli potrebbero non essere abbastanza a risolvere le sofferenze di un territorio stuprato delle proprie risorse, economiche quanto umane, e delle proprie energie. Bisogna tenerne conto.
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