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Politica ed Informazione

Redazione Informare
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18 ottobre 20195 min di lettura

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Indice (1)

  • 1“La politica è una scelta di vita e non una vita di scelte”.

“La politica è una scelta di vita e non una vita di scelte”.

Intendendo che questa deve indicare non solo un percorso d’idealità e progettualità che vada nel senso delle altrui utilità e non della propria, ma anche del rispetto delle regole che devono restare nell’orbita di quell’etica comportamentale che serve a guidare e reggere la propria autonomia di pensiero e di azione.

E le regole, quelle dettate dalla Costituzione, sono principi morali che contribuiscono a costruire la storia dei popoli tramandandola ai posteri. Il riferimento alle regole è legato a un principio imprescindibile di ogni aggregazione sociale, in primis politica e comunicazione  che devono tenere la barra della proiezione ideologica in un orbita di “verità, etica e giustizia sociale”, ineludibili nei percorsi della vita istituzionale e di quella professionale  che danno spessore a chi li pratica e li declina nella quotidianità del proprio impegno.

È la verità, inclusiva degli altri principi, unica accezione che distingue il vero dal falso, mai svincolata dalla realtà, come scriveva Platone e che per Aristotele rappresenta un percorso virtuoso che deve radicarsi in quella “conoscenza razionale”, sintesi di un processo induttivo e deduttivo da cui essa scaturisce che, oggi come allora, costituisce  la pietra miliare dell’ars comunicandi.

Verità che conduce a morte, quando porta sotto la luce dei riflettori sociali, intercettando loschi affarismi e mala gestione delle finanze pubbliche. La storia di menti eccelse e di indiscutibile onestà intellettuale, immolatesi sull’altare della propria missione comunicativa, seguendo la verità nelle re gole e nei principi che la governano, è piena.

Sono regole per la politica, non scritte, mentre per gli ordini professionali codificate.

L’idiosincrasia per le regole per alcuni politici è nota e si evince sia dalla lettura dei quotidiani sia dall’ascolto radiotelevisivo e testate mediatiche varie di notizie sconcertanti in merito, così come, nello scorrere l’elenco di quanti politici siedono nelle aule parlamentari pur essendo inquisiti,avvisati o addirittura condannati in via definitiva, immemori del richiamo  del parlamentare della prima Repubblica On. Arcangelo Ghisleri, che in un intervento alla camera, a fondamento dell’etica pubblica formulò la sua accusa: “ la politica senza morale è brigantaggio”.

Ciò che più indigna è la stucchevolezza nell’osservare come il corteo giornalistico prezzolato s’immola sull’altare dell’indecenza dell’informazione politica, sia con editoriali cartacei propri che nei salotti dei talk show televisivi a difesa dell’indifendibile.

E qui, subentra un altro aspetto deteriorante dell’informazione che orbita in quella cultura della menzogna, pietra miliare dell’ultimo ventennio della politica. Epoca questa che  è parte integrante e ineludibile della nostra storia nel bene e nel male.

Ne va dimenticato, però, che “la storia insegna ma non ha scolari”, scriveva A. Gramsci anche se gli alunni politici non solo continuano a marinarla, ma quei pochi che la seguono appaiono alquanto distratti, tanto da perpetuare negli errori ed orrori di sempre.

Appare logico l’assioma” la storia esiste solo se qualcuno la racconta”, come non logico, anche se discutibile, quello attestante che “la storia la scrivono i vincitori”.

A  mio giudizio (la storia), necessita, per essere formativa ed educativa, di verità asettiche, così come basterebbe, per recuperare il messaggio etico, insito nell’assioma, orbitare in quella onestà intellettuale  e comportamentale, che dovrebbe essere il “primum movens” di ogni atto sociale e politico, eludendo in primis le trovate opportunistiche e le ruberie varie, terreni di coltura della mala politica.

A  tal riguardo mi preme rievocare un pensiero dello scrittore calabrese Corrado Alvaro che così recita:”la disperazione più grande che possa impossessarsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile”. E la disperazione spesso viaggia in solitudine e trova sbocco nella protesta e nella violenza.

Questa disperazione e questa solitudine che sentiamo nelle strade e vediamo nelle piazze, sono state il prodotto lasciato al popolo da un ventennio politico-legislativo di profonda devastazione sociale. Ne può ritenersi immune da colpe la pessima informazione che inquina la storia del nostro tempo, scavalcando la sua logica  per sfociare in quella della “guerriglia”ideologica, grottesca, perniciosa nonché esilarante. Parlare, pertanto, di un certa informazione faziosa, partigiana, responsabile di diffondere un  clima di odio e di paura nei vari ceti sociali, non rappresenta più un’accusa, ma solo una ovvietà scontata.

Basta sfogliare alcune testate giornalistiche per evidenziare come questa stampa per dare spessore al suo “modus operandi“ usa una diffamazione ad orologeria a difesa del suo presunto protocollo etico. È una scelta che inficia quell’aspetto deontologico, a cui si dovrebbe sempre  fare riferimento per orientarsi  nella libera e certa proiezione concettuale.

Denigrare per delegittimare, anche con pagine di accadimenti che non appartengono alla sfera dell’attualità politica o socio-economica, annichilisce chi scrive, ma anche il lettore che se ne serve per sbandierare ed osannare la propria  appartenenza. È la cosiddetta stampa padronale, a cui si deve l’infimo lavoro di cesellatura delegittimante degli avversari  attraverso la costruzione e l’uso di dossier, molte volte, di indubbia provenienza  e di non provata certezza. È questo Il quadro desolante dello stato socio-politico in cui stagniamo che comprova la sua  consequenzialità, sia  alla nostra classe politica di dubbio spessore che a quel  servilismo giornalistico da “utile idiota” che tanto fanno per tanto avere.

di Dott. Raffaele  Villani

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