
Il 29 settembre Kais Saed, presidente della Repubblica tunisina, ha affidato l’incarico di Primo Ministro alla geologa e docente universitaria Najla Romdhane. Tale notizia ha destato gran sorpresa, dato che per la prima volta in un paese arabo una donna ricopre tale ruolo.
Però, se per alcuni questa decisione è un segno del progressismo tunisino iniziato con la Primavera Araba del 2011, per altri esso è un segno della decadenza politica del Paese.
La conseguenza immediata di questa decisione è stato il moto di protesta dei cittadini tunisini. In migliaia, infatti, sono scesi in piazza e hanno affollato le strade di Tunisi, protestando contro il colpo di Stato. Il presidente Saied, nonostante in una nota si è detto conscio delle necessità dei tunisini, ha dimostrato coi fatti di star guidando una piccola dittatura mediorientale. Uno dei casi più eclatanti del potere dispotico del presidente ha riguardato la chiusura del canale televisivo Zaytouna, dopo che il conduttore Ayad ha letto una poesia contro la dittatura.
La stessa cancelliera Merkel ha ribadito quanto sia importante che Tunisi torni ad essere una democrazia parlamentare, mentre il senatore statunitense Murphy ha dichiarato che gli Usa sostengono il popolo tunisino, affinché la democrazia sia ripristinata.
di Pasquale Scialla
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