
L’approccio educativo delle istituzioni statali e private è, nell’arco di pochi anni, completamente cambiato, subendo una rivoluzione considerata spesso negativa, soprattutto dai nostalgici del passato. La scuola, da istituzione estremamente rigida, nata con l’intento di formare i professionisti del futuro, anche a costo di qualche lieve (ma, francamente, superabile) trauma infantile, è riuscita progressivamente ad attraversare un “processo di svecchiamento”, supportata soprattutto dalla crescita e dal rafforzamento di ambiti di studio scarsamente considerati fino a pochi anni fa, quali la Psicologia, la Pedagogia e le Neuroscienze.
Non è necessario traumatizzare i ragazzi imponendo su di loro un arido regime del terrore per indurli a studiare. Accompagnarli con passione e dedizione nel loro percorso di crescita culturale ma, innanzitutto personale, è un’alternativa assolutamente valida e molto più allettante da proporre, fondamentale anche per aiutarli a sviluppare le “soft skills”, oggi sempre più richieste in ambito lavorativo.
Anche il mito del “ragazzo intelligente ma che non si applica”, negli ultimi anni, è stato sfatato. Certo, fare di tutta l’erba un fascio sarebbe da ingenui: sono in molti a non volersi applicare. Tuttavia, non riuscire a raggiungere risultati proporzionali al proprio impegno, può talvolta essere indice di un disturbo specifico dell’apprendimento quale discalculia, disgrafia o dislessia.
Sono, questi, disturbi diagnosticabili soprattutto negli anni della scuola primaria, in bambini nei quali è possibile osservare una “discrepanza” fra prestazione osservata e prestazione attesa, ma soprattutto un livello inferiore rispetto alla resa che ci si aspetterebbe dal bambino in relazione alla sua fascia d’età.
La diagnosi del disturbo prevede la sottoposizione al bambino di una serie di test (quali dettati o esercizi di comprensione numerica), utili allo specialista per emettere la diagnosi effettiva del disturbo e per comprenderne la gravità.
I dati statistici pubblicati dal Miur in merito alle diagnosi di DSA lasciano intravedere un quadro della situazione alquanto ambiguo: il numero di alunni con DSA, calcolato sul totale, è progressivamente aumentato nel corso degli anni, passando dallo 0,7% del 2010/2011 al 3,2% del 2017/2018, con una cospicua concentrazione di casi nelle zone del Nord-Est d’Italia, evidenziando, oltretutto, una fortissima discrepanza fra Nord e Sud, dove i casi risultano essere nettamente inferiori.
Da un lato, si potrebbe imputare ad una maggiore consapevolezza del sistema scolastico soprattutto nel Nord Italia, sempre più attento alla psicologia dei professionisti che andrà a formare e, per questo, deciso ad ammortizzare sempre più il disagio psicologico che i bambini affetti da DSA potrebbero ritrovarsi ad affrontare.
Dall’altro lato, tuttavia, non è infondata l’ipotesi della corsa alle “certificazioni facili”, nell’ultimo periodo: i bambini sono sempre più distratti e risucchiati dal mondo circostante e, con loro, i genitori. Usano internet e i social network fin da piccolissimi, strumenti che si presentano come alternativa molto più allettante alla lettura di un libro o allo svolgimento di un esercizio di matematica. La diffusione dei social è, oggi, una fonte di distrazione spaventosa per gli adulti stessi, come non potrebbe esserlo per un bambino?
Oltretutto, con l’introduzione della direttiva ministeriale specifica del 2012, gli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento rientrano nell’ambito dei bisogni educativi speciali, e hanno la possibilità di beneficiare di una didattica personalizzata, capace di porli sulla stessa linea d’onda dei propri compagni.
Sono provvedimenti che permettono di compiere passi da gigante a chi realmente ne ha bisogno: ma siamo così sicuri che abusarne possa apportare qualche beneficio a lungo termine?
di Teresa Coscia
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
500mila euro per trasformare un gioiello in un cantiere fantasma. Oggi l’impianto sportivo è fermo, costretto a sbrogliars...