
Morti, malati, cittadini chiusi in case, cittadini che hanno paura. Alcune persone allo stremo materiale, molte altre allo stremo psichico. Sì, perché si parla sempre troppo poco delle conseguenze psicologiche del virus. Perché è dura non poter andar a fare una passeggiata quando se ne ha voglia o non poter vedere i propri cari.
Se questa cosa per noi giovani, pieni di passioni e distrazioni, può risultare più sopportabile, per le persone di una certa età, tale condizione può diventare una vera e propria tortura. Quello che ho visto stamattina a Succivo mi ha lasciata perplessa. Soprattutto se penso a quante persone, amici, medici, infermieri, cassiere, volontari, membri delle forze dell’ordine, stanno lavorando seriamente, con passione, dedizione, senso di responsabilità, senza sosta ormai da giorni.
Stamattina verso le dieci sono uscita per andare in farmacia. Obbiettivo: approvvigionamento farmaci per mio padre anziano. Non li ho trovati tutti in un unico esercizio, così sono dovuta andare in una seconda attività.
Via Paolo Borsellino, Succivo, ore 10:30: due persone parlano tranquillamente sul marciapiede, una accanto all’altra, come se stessero al bar. Mi avvicino e gli faccio notare con molta educazione che c’è un’ordinanza e che dovrebbero stare a casa. Uno di loro mi riconosce, mi sorride e mi dice: “Ma voi siete la nipote di…”. Forse voleva coinvolgere anche me nella chiacchiera da bar. Infondo cosa gli avevo mai detto. Gli rispondo di sì. Lui mi ringrazia per il consiglio (mi sa che non ha capito bene la parola ordinanza). Non rispondo. Saluto. Taglio corto e vado via.
Ore 10:35, via Roma, strada adiacente al Comune di Succivo: piena di vecchietti che si intrattengono sul marciapiede, parlano amabilmente, ovviamente senza rispettare la distanza di sicurezza.
10:37: arrivo in Piazza. Oggi c’è un bel sole, e trovo fortunatamente un gruppetto di forze dell’ordine che sosta all’aperto, davanti al Municipio. Mi fermo. Senza scendere dalla macchina mi presento e riferisco loro quello che ho visto chiedendogli, forse un po’ provocatoriamente, cosa fanno fermi lì? Si sa, io sono una persona curiosa, ma certe volte le coincidenze riescono a sorprendermi. Uno di loro mi dice che si sono appena fermati, sono appena scesi dalla macchina; e prima che io riparta ci tiene particolarmente a presentarmi “Il responsabile regionale per la sicurezza”. Onestamente non l’ho capito se la cosa, secondo lui, doveva farmi sentire onorata o rassicurata. Spiego anche a quest’ultimo la situazione e lo prego di fare ulteriori controlli.
Il tutto avviene sotto agl’occhi del sindaco, che spicca bello, ordinato, in giacca e cravatta, con un sorriso smagliante, all’aperto, sui gradini della municipalità. 10:45: torno nella mia casa paterna, sita al confine tra due Comuni, un po’ perplessa. I miei genitori mi hanno sempre insegnato che la prima cosa è l’esempio.
Forse il problema non è solo la parola ordinanza…
di Grazia Martin
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