
“L’argomento scelto – ha commentato la prof.ssa Mariarosaria Morrone – ha affascinato moltissimo che si sono lasciati guidare bambini attraverso una serie di attività accattivanti, proprio perché il circo per la sua cultura millenaria, fatta di tradizioni, colori, duro lavoro, nomadismo e impegno si è inserito in una cornice più ampia: quella della creatività. Al grido, infatti, di “Riprendiamoci la fantasia”, il circo si è trasformato ed ha rivelato tutta la sua sensibilità verso gli animali e la natura, stimolando i bambini “a volare alto” attraverso la lettura del testo “Il dono” e dell’aeroplanino Attila che pur non sapendolo fare imparerà grazie al coraggio ed all’aiuto dei suoi amici animali.
Un plauso – conclude – alla Dirigente Scolastica Dott.ssa Tommasina Paolella che ha saputo intuire il pregio e il valore di tutta la manifestazione, supportandone fortemente sia la fase organizzativa che conclusiva insieme a tutti i docenti della DDS Mondragone Secondo.”

Un primo passo fu fatto nel 2017, anno in cui è stata approvata alla Camera la Legge del Codice dello Spettacolo n. 4652, che prevedeva il graduale superamento dell’uso degli animali nei circhi. La successiva legge-delega impegnava l’attuale governo ad emanare, entro il 27 dicembre 2018, un decreto legislativo che formulasse le modalità di dismissione degli animali, il cui numero non è possibile stimare in quanto non esiste un registro nazionale, nonostante sia certa la presenza di specie in via d’estinzione come elefanti, tigri, leoni, ippopotami e rinoceronti.
Il disegno di legge non ha stabilito dei termini ben precisi per l’attuazione. Ed i motivi sono diversi. Da un lato c’è bisogno di concedere del tempo alle strutture circensi, per anni incentrate principalmente sullo sfruttamento degli animali, in modo tale che possano gradatamente sostituire l’anacronistico, quanto avvilente, spettacolo con gli animali sottomessi con degli spettacoli da circo moderno. Poi vi è la difficoltà di reperire i luoghi adatti per far vivere tutti gli animali dei circhi in modo dignitoso. E, problema non meno importante, tutto questo dovrebbe avvenire cercando di non penalizzare troppo gli artisti circensi.
E, se nulla dovesse cambiare a livello centrale, toccherà alla sensibilità dei cittadini e delle amministrazioni comunali sostenere o meno sul proprio territorio spettacoli che costringono gli animali a vivere in condizioni che, se non sono indegne, di sicuro non sono adatte al loro benessere.
Eppure il circo senza animali è già una realtà, in Italia e nel mondo. Proprio l’evoluzione tecnologica e creativa potrebbe salvare la tradizione circense, come hanno già dimostrato diverse compagnie che, da tempo, hanno surclassato l’arcaico spettacolo di animali sottomessi con il circo del futuro che, coniugando tradizione e tecnologia, è riuscito, attraverso la fantasia, a conservare gli animali che sono ugualmente presenti, ma non in carne ed ossa, bensì attraverso la realtà virtuale.
di Mina Iazzetta
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