
La stagione estiva è ormai arrivata e, con le temperature che salgono, cresce la voglia di spostarsi verso luoghi più “sereni” dove trascorrere il tempo libero delle ferie estive.
C’è chi preferisce la montagna, chi ama il mare, chi non vede l’ora di imbarcarsi su un aereo per raggiungere mete esotiche paradisiache, ma tra queste varie destinazioni ci siamo mai interrogati su quale sia realmente il paese più felice del mondo?
Ebbene innanzitutto la prima domanda da porsi è: esiste davvero un paese che sia inopinabilmente il più felice al mondo? La risposta è sì, ma diversamente da quello che si ci potrebbe aspettare non si tratta di una potenza economica come gli USA o di un paradiso terrestre stile Maldive.
Il paese più felice al mondo si trova in Asia, sulle montagne himalayane al confine tra India, Nepal e Cina: si tratta del Bhutan, la “terra del drago”. Che uno staterello, grande poco più della Sardegna, senza sboccare sul mare e che occupa il 170° posto nella classifica mondiale del PIL (indicatore della ricchezza economica) sia il più felice al mondo può sembrare assurdo, ma a parte lo stupore iniziale, ci sono dei dati effettivi a suffragare tale tesi.
Tra le strutture Governative del Bhutan più importanti svetta il Ministero della Felicità e a misurare il benessere degli abitanti vi è un indicatore che viene considerato molto più importante del PIL ossia la Felicità Interna Lorda.
Le politiche FIL si suddividono in 9 settori tra cui: benessere generale, salute, educazione, rispetto della diversità, promozione del buon governo, agricoltura biologica, rispetto degli ecosistemi e miglioramento della qualità della vita.
La felicità è il filo conduttore dell’esistenza di ciascun abitante, e ognuno ha l’obbligo di preservare l’armonia con i familiari, gli altri consociati e l’ecosistema che lo circonda, incusi dunque animali, piante e minerali. Essa viene monitorata attraverso dei sondaggi somministrati agli abitanti in cui si analizza soprattutto il rapporto verso la Natura e gli altri, mentre pochissima attenzione è rivolta al rapporto col denaro.
E come si vive dunque in Bhutan? Nonostante gli stipendi medi siano di circa 2000 euro l’anno, i crimini sono al minimo così come il consumo di droghe. Per evitare di piegarsi come le vicine Cina e India al commercio facile che corromperebbe l’anima, il turismo è ridotto al minimo e pochissimi visitatori l’anno possono entrare.
Quindi purtroppo il Bhutan sarà difficilmente meta delle nostre vacanze estive, ma da esso per la vita di tutti i giorni dovremmo solo imparare.
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