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Quando i limiti che ci auto-imponiamo non esistono: la storia dell’elefante incantato

Grazia Sposito
Grazia SpositoRedazione Informare
15 ottobre 20204 min di lettura

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Quando i limiti che ci auto-imponiamo non esistono: la storia dell’elefante incantato

Vi è mai capitato di leggere “La storia dell’elefante incantato” di Jorge Bucay? Se ancora non avete avuto modo di sfogliare qualche suo libro o ancora non siete rimasti abbagliati proprio da questa storia, cercherò di trascinarvi per qualche minuto nel destino del piccolo elefante.

“La storia dell’elefante incantato”, narra la storia di un bambino che amava andare al circo, perché attirato dagli animali. I suoi occhi ogni volta si riempivano di meraviglia e di un’infinità di punti interrogativi, quando a far il suo debutto era un docile elefante. Come sappiamo, l’elefante è uno degli animali più grossi al mondo, pesa tonnellate e tonnellate e possiede una forza fuori dal comune. A colpire la curiosità del bambino era proprio l’atteggiamento dell’elefante che dopo il suo numero e prima dell’entrata in scena, senza battere ciglia, e senza un minimo di ribellione se ne stava buono buono legato ad un paletto di legno.

Sradicarsi da quel paletto, messo lì in pochi centimetri di terreno, senza la più minima cura, per lui non avrebbe richiesto grandi sforzi; si sarebbe liberato persino un cucciolo di cane. Il bambino, si interrogava giorno dopo giorno perché l’elefante non avesse la forza di scappare, pur avendo tutte le possibilità per poterlo fare. Con la sua forza, non solo si sarebbe liberato da quella sua prigionia, assaporando al tempo stesso giorni migliori passeggiando magari libero nella savana, ma avrebbe smantellato addirittura l’intero circo. Una sera dopo aver visto l’ennesimo spettacolo, il bambino riuscì a darsi una spiegazione; l’elefante del circo non scappava perché fin da quando era piccolo era stato legato ad un paletto simile a quello. La sua mente era annodata al ricordo dei suoi primi anni di vita, quando non riusciva a liberarsi da quel paletto, in quel momento troppo saldo, accettando così con lo scorrere del tempo la sua impotenza. Pensava che non ne sarebbe stato più capace, con la convinzione che per lui, il destino ormai fosse stato segnato per sempre, non provando così neanche per un giorno in “età adulta” a calibrare la sua nuova forza. Convinto che i tentativi effettuati quando era solamente un cucciolo, sarebbero stati sempre tali: di fallimento, frustrazione, di paura.

Immagine articolo

A volte ci convinciamo, come l’elefante di non poter superare determinate cose, o meglio che le cose non possano avere un loro risvolto sulla linea del nostro tempo.

I limiti che spesso ci auto-imponiamo in realtà esistono solo nella nostra mente; spesso sono legati ai nostri ricordi d’infanzia che ci hanno riportato dei traumi o a fattori esterni che dentro di noi hanno portato un cambiamento improvviso.  Resta solo a noi convincerci, che la nostra vera libertà possiamo riconquistarla superando tutto ciò che ci limita. A piccoli passi e con la forza di un bambino che non ha mai paura di niente ma soltanto tanta voglia di esplorare; senza timore di cadere. Non mostrando i nostri limiti, ma la voglia di potercela fare e che da determinate catene noi ci possiamo liberare. Non facciamo come l’elefante, che da piccolo è troppo debole per spezzare quelle catene e crede d’esserlo per sempre; facendo la cosa più sbagliata del mondo: arrendersi. Il tempo ha solo trasformato quelli che sono stati paletti fisici da piccolo, in paletti mentali da grande. Se ci pensiamo bene siamo tutti un po’ come l’elefante, andiamo in giro incatenati a migliaia di barriere mentali che ci tolgono la libertà. Viviamo con il pensiero dell’elefante, “Non ci sono riuscito, non ci riuscirò mai”, se è vero che da piccoli siamo stati deboli o insicuri, non è detto che obbligatoriamente lo siamo ancora oggi. Crescendo e diventando adulti acquistiamo tante abilità che da piccoli non avevamo. Facciamo esperienza, conosciamo il dolore ma soprattutto riscopriamo sorrisi.

Per questo la storia dell’elefante ci insegna e ci deve far riflettete, che accettare e liberarsi da quelle catene del passato si può e fare i primi passi vuol dire iniziare a sentirsi di nuovo liberi di essere se stessi e pienamente consapevoli e responsabili della propria esistenza.

di Grazia Sposito

Tags
  • #elefante incantato
  • #limiti
  • #storie
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