
I dati statistici del Censis dimostrano che per l’81% dei giovani non vedranno mai un riconoscimento per l’investimento di tempo ed energie impiegate nello studio. Circa il 40% è convinto, invece, che non convenga laurearsi e continuare con Master e/o specializzazioni.
I giovani non riescono ad avere delle prospettive sul proprio futuro a causa dei sistemi scolastici e dello Stato che non frutta particolari ricompense. Se non altro l’Italia è uno dei paesi con il più alto numero di “Neet’’, ovvero, giovani che non studiano e non lavorano. Il disagio si sviluppa nei licei, dove poco meno di 600 dirigenti scolastici affermano che sono sempre più diffuse forme di depressione e disagio esistenziale. Tutto ciò col tempo peggiora anche perché si sono aggiunte pandemia e Dad.
Oltre 1.700 dirigenti scolastici consultati dal Censis sono d’accordo sul fatto che la Dad, anche nella forma mista della Didattica digitale integrata, abbia solo accentuato le difficoltà della scuola nel contrastare gli effetti negativi di bassi status socio-economici e culturali dello studente.
Il vero problema di cui si dovrebbe parlare è questo, tralasciando per un po’ tutto ciò che ci circonda. Soffermandosi sui giovani d’oggi che si vedono sprofondare, molto spesso, in una società che non li calcola e finge non esistano, sempre soggiogati dalle scelte altrui.
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