Diamo voce a tutti, soprattutto a chi voce non ha. L’Arci ha voluto condividere la lettera che segue spiegando le motivazioni del No.
Cari amici,
il 4 dicembre si terrà il referendum sulla riforma Costituzionale. L’Arci invita a votare NO per alcuni semplici principi che riguardano la base della vita democratica e la capacità delle istituzioni del Paese di svolgere le loro funzioni essenziali senza cadere nel caos della burocratizzazione e dell’arbitrarietà.
Ragioni che niente hanno a che vedere, quindi, con il giudizio complessivo sull’azione di questo o di qualsiasi altro governo, ma che riguardano valori, principi e modalità di partecipazione alla vita pubblica e che sono parte del “patto costituzionale” nato dalla Resistenza e dalla Liberazione dal fascismo.
E’ per tali principi che la mobilitazione referendaria non è una prerogativa dei soli partiti, ma riguarda associazioni, movimenti, sindacati e tutti i “corpi intermedi” in cui si incontrano ed si organizzano le persone ed i cittadini di questo paese.
I “No” dell’Arci che fanno crescere. No Perchè:
il caos, la burocratizzazione, i conflitti e l’inefficienza generati da oltre 10 procedimenti legislativi differenziati bloccherà il paese. La Corte Costituzionale si è già espressa chiaramente, cercando di sottrarsi ad una “politicizzazione” del suo ruolo determinata dai “pareri preventivi”. Il Governo condizionerà molto più di oggi la funzione legislativa, consolidando in altre forme la pratica della decretazione d’urgenza (con la funzione legislativa a scadenza);
l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’autonomia di alcune importanti istituzioni della Repubblica (possibile elezione di un Presidente della Repubblica di minoranza; Consiglio Superiore della Magistratura) saranno a rischio a causa dei nuovi sistemi di voto semplificati e dei meccanismi delle nomine;
portare da 50mila a 150mila il numero di firme necessario per presentare leggi di iniziativa popolare e rimandarne la discussione all’approvazione di successivi regolamenti parlamentari renderà vano un importante strumento di partecipazione dei cittadini;
la riforma allontana i cittadini dalle politiche regionali e dalla gestione del territorio. Riportare tra le competenze esclusive dello Stato molti ambiti dei quali oggi si occupano le Regioni rischia di allontanare i cittadini dagli enti regione e dalle loro scelte. La proposta, di stampo “statalista” è confusa e produrrà continui contenziosi tra Stato e Regioni, rallentando gli iter normativi. Non è chiaro come funzioneranno e cosa faranno gli “enti di area vasta”, che sostituiscono di fatto le Province.
la riforma rischia di marginalizzare il ruolo delle opposizioni e allontanare i cittadini dal voto. La dichiarazione di guerra, l’amnistia e l’indulto ed altre importanti leggi saranno decise solo dal partito che vincerà le elezioni, anche per colpa del famigerato “Italicum”. Infatti l’abnorme premio di maggioranza e i capolista bloccati, nominati dalle leadership dei partiti, determinano un sistema iper-maggioritario che non ci piace.
La Costituzione è questione che riguarda tutti. Ci guida nell’azione e nella pratica quotidiana. Studiate, discutete e partecipate.
Votate e votate consapevoli!
Francesca Coleti
presidente Arci Campania
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