

Il termine resilienza richiama la matrice latina del termine (“resilire”, da “re-salire”, saltare indietro, rimbalzare), per esprimere la capacità dell’individuo di fronteggiare una situazione stressante, acuta o cronica, ripristinando l’equilibrio psico-fisico precedente allo stress e, in certi casi, migliorandolo.
Nell’ambito della scienza dei materiali, “resilienza” indica la proprietà che hanno alcuni elementi di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a deformazione.
In biologia e in ecologia la resilienza esprime la capacità di un sistema di ritornare a uno stato di equilibrio in seguito ad un evento perturbante.

Essere resilienti non significa infatti solo saper opporsi alle pressioni dell’ambiente, ma implica una dinamica positiva, una capacità di andare avanti, nonostante le crisi, e permette la costruzione, anzi la ricostruzione, di un percorso di vita.

Coloro che possiedono un alto livello di resilienza riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. Si tratta, sostanzialmente, di persone ottimiste, flessibili e creative, che sono in grado di lavorare in gruppo e attingono spesso alle proprie e altrui esperienze.
La resilienza è, dunque, una funzione psichica che si modifica nel tempo in rapporto all’esperienza, ai vissuti e, soprattutto, al cambiamento dei meccanismi mentali che la sottendono.
Avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le difficoltà o gli stress della vita, significa avere le risorse per riuscire ad affrontarli senza farsi sopraffare dagli eventi stessi.
Inoltre, un elevato grado di resilienza non presuppone essere infallibili ma disposti al cambiamento quando è necessario. Disposti a pensare di poter sbagliare, ma anche di poter correggere il corso degli eventi.

Durante la pandemia molte famiglie sono state colpite da lutti, altre si sono trovati a fronteggiare la malattia propria e/o del loro congiunto. Durante i mesi di reclusione, molti hanno dovuto modificare le loro abitudini quotidiane e trovare nuovi modi di relazionarsi con il mondo esterno e con i propri familiari.
In situazioni di difficoltà non tutti i membri della famiglia sono toccati dal dramma allo stesso modo e con la stessa intensità. Alcuni possono tirare la famiglia in avanti, altri, al contrario, ne frenano l’adattamento.

di Marta Krevsun
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