
Sono al mare, disteso sulla sdraio, a prendere il sole. Il vento mi rinfresca quanto basta per sopravvivere al caldo torrido estivo e comunque il mare è lì, pronto ad accogliermi, nel caso volessi immergermi. Scendendo in profondità nell’acqua, però, un pensiero mi assale: ma la sessione di settembre? È un tarlo nel cervello che ogni tanto si palesa, che rompe quell’equilibrio emotivo costituito dal caldo eccessivo su un estremo e dalla mancanza di impegni sull’altro. L’ago della bilancia pende sul lato sbagliato e tu, per salvarti, rigetti semplicemente quel pensiero e speri che si risolva da solo. Purtroppo, però, mi rendo conto che quell’esame resta lì. Potrei rimandarlo, certo, ma a quando? Quali insidie nasconde il prossimo semestre?
Ripenso alla casa che mi aspetta a Roma, spoglia dei miei effetti personali ma ricca dei ricordi di nottate a studiare con amici e di pasti che sarebbe meglio non replicare. Ripenso a quella routine fatta di studio, pulizie, giornate in università e uscite infrasettimanali inimmaginabili ai tempi della scuola. La sessione di recupero a settembre è massacrante. Hai passato il periodo da maggio a luglio a studiare come non mai, con la temperatura che cresceva e le forze che calavano. Hai resistito alla vista delle foto sui social media dei tuoi amici in vacanza perché l’idea di essere l’unico rimasto ancora a studiare ti angosciava. Non che gli si auguri qualcosa di negativo, certo. Ad agosto si studia per arrivare preparati a settembre. Passa poco tempo da quando hai finito di preparare gli esami che già con la testa devi pensare a tornare sui libri. È una realizzazione che fa male, ma che devi affrontare.
Forse, come consiglio, dico di non staccare del tutto la spina per due settimane, altrimenti la ripresa dello studio diventa atroce. Meglio una piccola sosta e poi diluire lo studio in un periodo più lungo, perché programmare di studiare trenta pagine al giorno dopo non aver toccato un libro è irrealistico. Se invece sei nuovo all’università e hai superato da poco l’esame di maturità, sta per iniziare un capitolo, a primo impatto insolito, della tua vita. Innanzitutto, il gruppo di amici del liceo si potrebbe separare in facoltà o addirittura in città diverse. Non accade a tutti, è molto soggettivo. Vivendo a Roma, io ho conosciuto tantissime persone, ma ho mantenuto moltissimi dei rapporti di Caserta. Ci si vede meno, è vero, ma l’amicizia non si quantifica in telefonate, messaggi o aperitivi presi insieme.
La libertà che si sperimenta all’università non è paragonabile a quella della scuola. Al liceo ricordo le settimane piene di verifiche e interrogazioni; si è sempre valutati. Si tengono i colloqui con i genitori due volte l’anno, per cui c’è un controllo più stringente. All’università nessuno sa chi sei; non ti inseguono se non hai tutti i CFU disponibili entro l’anno. All’esame non ti presenti se non hai studiato a sufficienza. Se non sei preparato e il docente ti boccia, sei uno dei tanti che non hanno passato la prova, ma non sei marchiato. La volontà di studiare deve provenire da te stesso; al massimo qualcuno può avere genitori più pretenziosi, ma in generale le pressioni esterne sono inferiori. Per questo, tu che stai leggendo e devi cominciare l’università, arriva riposato e recupera un ciclo del sonno un po’ più consono. Buona fortuna!
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