
Come si fa a rubare il motore di una carrozzina, rendendo così molto più difficile la vita di una persona che non può camminare con le proprie gambe? Il disgustoso furto è avvenuto a Sonia, lo scorso giovedì a San Nicola la Strada.
I ladri hanno rotto il vetro della macchina della sua amica e hanno portato via il precursore che le permetteva di muoversi in autonomia sulla sua carrozzina. Rubare il motore di una carrozzina, senza alcun valore apparente, è strappare via la libertà, l’autonomia, l’indipendenza di una persona con disabilità. E come se a Sonia, da un momento all’altro, le avessero rubato le gambe, privandola dell’inclusione nella società. Proprio perché siamo vicini a chi vive, purtroppo, episodi di questo ribrezzo, Informare ha deciso di fare una chiacchierata con Sonia.
«La carrozzina per me è il mezzo per la mia libertà. Sono convinta che la disabilità, con i giusti ausili e la giusta assistenza, non esiste. Perché la disabilità è quando non puoi fare qualcosa, ma se vieni messa in condizione di poterla fare allora non esiste più. E la carrozzina per me è la fonte di libertà, quella che contribuisce a non far incidere la smart sulla mia vita. Ho un ottimo rapporto con la carrozzina».
Hai qualche ricordo particolare in cui ti sei detta “grazie alla mia carrozzina sono riuscita a raggiungere questa determinata cosa?”
«Ho avuto una prima carrozzina quando andavo in quinta elementare. Fino a tre anni fa ho camminato, anche se in maniera instabile, dovevo comunque appoggiarmi a qualcuno. Camminando non era autonoma, invece con la carrozzina lo ero e mi sentivo sicura. Quindi con la carrozzina potevo fare tante cose in più».
«La mia vita sociale è molto attiva, un po’ come la vita sociale di qualsiasi diciottenne. Ho molto entusiasmo, molta voglia di fare, e non mi piace stare ferma. Dò molta importanza allo studio, allo sport, però mi piace tanto anche uscire e stare tra la gente».
«Io non so come si fa a rubare il motore di una sedia rotelle. Probabilmente l’hanno preso e non sanno neppure cosa hanno preso, spero. Perché se l’hanno fatto in maniera mirata la cosa è ancora più triste. Quello che posso dire è che, anche se queste persone piccole hanno compiuto un gesto tanto ignobile, mi sto rendendo conto, grazie a questo genere di persone, di quante persone nobili d’animo ci sono, che mi stanno sostenendo, che mi hanno teso una mano. Anche non conoscendomi, non sono stati solo i miei amici a farlo, loro l’hanno fatto immediatamente. Non appena la voce è iniziata a girare mi hanno contattato tantissime persone che neanche conoscevo».
di Grazia Sposito
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