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Senza le api non ci sarà più vita, ci stiamo estinguendo

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20 maggio 20214 min di lettura

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Senza le api non ci sarà più vita, ci stiamo estinguendo

Glaciazioni, pandemie, carestie, guerre nucleari, e per i più creativi, anche apocalissi zombie e attacchi alieni. Sono innumerevoli le cause che potrebbero portare all’estinzione del genere umano. Eppure, non ci rendiamo conto che attualmente la nostra attenzione dovrebbe essere rivolta ad altro, ovvero agli insetti impollinatori, nello specifico alle api, specie che rischia l’estinzione.

Le api sono fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi, ma soprattutto per noi esseri umani: permettono la raccolta dei chicchi di caffè e garantiscono foraggio e pascoli fioriti agli animali. Si tratta del terzo allevamento più redditizio dopo bovini, primi in classifica, e suini, con la medaglia d’argento.

Le nostre produttrici di miele raccolgono il polline, mentre si nutrono di nettare, e lo trasportano da un fiore all’altro, permettendo la fecondazione che darà vita al frutto. L’impollinazione da loro effettuata è responsabile del 75% delle piante coltivate e del 90% delle piante selvatiche, nonché di ben 106 tipologie di frutta e verdura. Pensate a quanto sarebbe riduttiva e poco salutare la nostra alimentazione senza di loro!
Sono circa 20.000 le specie appartenenti al genere apis, di cui 800 nel nostro continente. Analizzando l‘ape europea: le sue colonie sono costituite solitamente da una sola ape regina, la quale guadagnerà questo ruolo di prestigio dopo uno scontro mortale con le sorelle; un centinaio di fuchi (il maschio dell’ape), presenti solo in primavera con l’unico intento di fecondare la regina, dopodiché moriranno, perché a fine rapporto gli verrà reciso l’organo copulatore, o perché verrà ucciso dalle altre api; le api operaie, dotate di pungiglione, sono la casta più numerosa e vivono fino a 35 giorni. Inizialmente il loro ruolo sarà ripulire le celle favo, poco più tardi inizieranno ad allevare le larve e successivamente faranno le prime esperienze di volo diventando difensori dell’alveare, fino a occuparsi dell’approvvigionamento di nettare, propoli e polline.

Le api comunicano tramite feromoni o schemi di movimento, come la danza a otto, che indica la distanza e la direzione del cibo.
In base alla classe sociale anche l’alimentazione cambia: le aspiranti api regine vengono nutrite fin da subito con la pappa reale, mentre le rimanenti con polline e miele.

Cambiamenti climatici, impoverimento degli habitat naturali, malattie, parassiti e utilizzo di pesticidi mettono a dura prova le api, che dal 2010 al 2020 hanno perso ben 10 milioni di alveari, di cui 200.000 solo in Italia.

Per tamponare le perdite sono state individuate delle soluzioni che ognuno di noi potrebbe adottare: non utilizzare prodotti chimici nell’orto o nel giardino; piantare fiori sul balcone, come ad esempio girasoli e tulipani, particolarmente apprezzati dalle api, dando vita a delle piccole “oasi” di ristoro; sostenere gli agricoltori locali, che oggigiorno sono diventati dei veri e propri eroi moderni, comprando da loro cera e miele.
Nel mondo vengono prodotti oltre 50 tipologie di miele, ottimo dolcificante naturale. I più pregiati  sono il miele d’acacia e di agrumi. Tra le caratteristiche citiamo le capacità antiossidanti, antibiotiche e antinfiammatorie.
Secondo dati Ismea e dati UE del 2018, la produzione mondiale di miele ammonta a 1,86 milioni di tonnellate. Il 49% di questa cifra è prodotta in Asia, in particolare spicca la Cina con 543 mila tonnellate annue, che permettono l’esportazione anche in Europa.
Il nostro continente infatti, pur producendo 230 mila tonnellate di miele all’anno, non riesce a soddisfare la richiesta dei consumatori, siamo autonomi al 60%. Il miglior produttore europeo è la Turchia con 114 mila tonnellate, al quarto posto troviamo l’Italia con 20 mila tonnellate, 45000 apicoltori e 1,2 milioni di alveari.
L’importazione di miele (l’Italia è il sesto paese nella classifica mondiale) risulta conveniente per i prezzi bassi, ma tutto ciò a discapito della qualità, ricordiamo che le norme europee impongono parametri obbligatori molto severi per la produzione del miele come il divieto di utilizzo di Ogm, come invece usano in Cina. I maggiori consumatori in italia sono gli anziani e le famiglie con figli over 18, e l’assunzione annua di miele è sotto la media europea del 35%.
di Roberto Sorrentini
Tags
  • #alveari
  • #api
  • #estinzione api
  • #Ismea
  • #miele
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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