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Sgombero campo rom di Giugliano: la decisione della Corte europea

Redazione Informare
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21 maggio 20194 min di lettura

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Sgombero campo rom di Giugliano: la decisione della Corte europea

Indice (3)

  • 1La Corte europea dei diritti dell’uomo interviene nella questione dello sgombero del campo rom di Giugliano: il governo deve assicurare, con urgenza, un alloggio temporaneo ai minori e ai loro genitori “cacciati” dal campo.
  • 2La decisione della Corte e la risposta del Ministro degli Interni
  • 3Ma la realtà è molto diversa da come viene dipinta.

La Corte europea dei diritti dell’uomo interviene nella questione dello sgombero del campo rom di Giugliano: il governo deve assicurare, con urgenza, un alloggio temporaneo ai minori e ai loro genitori “cacciati” dal campo.

Il campo rom di Ponte Riccio, frazione del comune di Giugliano in Campania, era il più popoloso dei quattro presenti sul territorio. 400 persone, 70 famiglie, più di 100 bambini, stabilitisi nell’area quasi trent’anni fa. Nel 2018 la regione Campania aveva stanziato 1,3 milioni di euro per l’individuazione di soluzioni abitative alternative alla baraccopoli. Ma risulta che, dopo le proteste di alcuni gruppi dell’estrema destra locale, il sindaco del Pd Antonio Poziello abbia rinunciato ai fondi stanziati per la costruzione di un eco-villaggio e abbia annunciato lo sgombero. Le motivazioni: condizioni igienico-sanitarie preoccupanti, certificate dall’Azienda sanitaria locale.

All’alba del 10 maggio scorso, gli ex-residenti sono stati allora costretti alla diaspora verso le campagne limitrofe, in condizioni al limite della vivibilità. Come riporta l’Associazione 21 luglio, «le famiglie non dispongono di riparo. Sono costrette a dormire all’interno delle autovetture o all’aperto, malgrado le difficili condizioni atmosferiche. Non hanno elettricità, sono prive di acqua potabile e servizi igienici. E i minori frequentanti le scuole dell’obbligo hanno dovuto interrompere la frequenza scolastica».

Caso molto simile a quello del Camping River di Roma, dove, nel luglio scorso, gli sfollati si sono spostati semplicemente di qualche chilometro, occupando la stazione di Prima Porta, nella periferia nord di Roma. Già allora, la Corte di Strasburgo era intervenuta, sospendendo lo sgombero e chiedendo alle istituzioni di indicare soluzioni alternative.

La decisione della Corte e la risposta del Ministro degli Interni

Il 16 maggio, tre cittadini bosniaci, di cui due madri, con 10 bambini, si sono rivolti alla Corte che ha deciso di applicare un provvedimento provvisorio, indicando al governo italiano di fornire alloggio temporaneo per i minori coinvolti e i loro i genitori, senza separarli. Secondo Jonathan Lee dello European Roma Rights Centre «La Corte ha confermato che l’Italia non è al di sopra della legge e non può, indiscriminatamente, rendere i rom senzatetto. I membri di questa comunità hanno ottenuto una grande vittoria contro la discriminazione e contro le politiche dell’odio che perpetuano l’esclusione dei rom in Italia».

La risposta del Ministro degli Interni Salvini, però, è stata a dir poco spiacevole: «La Corte europea vuole obbligarci a dare le case ai rom? Ahahah. Motivo in più per votare Lega domenica.» Il carroccio, che dall’inizio del governo ha portato avanti la politica degli sgomberi forzati, ha più volte sostenuto che la questione dei rom è “una vergogna solo italiana” alimentando luoghi comuni e attirando a sé i consensi dei tanti infastiditi dal questa presenza “estranea” sul territorio.

Ma la realtà è molto diversa da come viene dipinta.

In Italia ci sono circa 180.000 persone di origine rom e sinti, di questi il 50% hanno nazionalità italiana e 4 su 5 vivono in regolari abitazioni, lavorano e studiano esattamente come gli altri cittadini del nostro Paese. La questione dei campi nomadi interessa 40.000 persone. Invece, nell’Ue vivono più di 12 milioni di rom. Tant’è che per gli anni 2014-2020, Bruxelles ha stanziato 343 miliardi di euro a tutti gli Stati membri per investire in capitale umano e coesione sociale, lasciando agli Stati membri decidere quale quota destinare per l’integrazione della comunità rom e sinti.

La situazione italiana è senza dubbio diversa dalle altre. Non di certo per una questione di numeri, ma perché mentre il governo italiano gioca con la ruspa e istiga all’odio e all’intolleranza, negli altri paesi europei i campi rom stanno scomparendo. Come? Grazie all’avanzamento del processo d’integrazione tra popolazione locale e minoranze etniche: in Spagna, Francia, Germania, la popolazione rom è molto più numerosa eppure perfettamente integrata nella comunità. Invece in Italia, gli “zingari” non li vuole nessuno. Non possono stare nei campi rom, perché illegali. Non possono stare nelle case popolari, perché spettano agli italiani. Se sono nomadi “devono nomadare”, come disse Giorgia Meloni qualche tempo fa. E così Giugliano, dopo Torre Maura e Casal Bruciato è l’ennesimo focolaio d’odio.

di Giorgia Scognamiglio

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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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