
Sono molte le riflessioni a seguito della lettura dell’ultimo libro di Sergio Messina, un testo sicuramente non facile, che si apprezza prima di tutto per la copiosa bibliografia e sitografia. È un testo che va letto, per chi non è specificamente della materia, con l’ausilio anche di altri testi e della ricerca interattiva. Le domande che si pone l’autore e che, di fatto, pone anche a tutti coloro che hanno sensibilità, sono molteplici, ma la principale può riassumersi con la seguente citazione: “Quale legame esiste tra la politica e crisi ecologica? Può esserci continuità nell’era dell’Antropocene con la democrazia moderna? Può la stessa adattarsi o trasformarsi in base alle esigenze delle future generazioni dell’intera biosfera?”.
Già le riflessioni/discussioni che potrebbero nascere da questo breve incipit, esaurirebbero tutto lo spazio disponibile. La questione ambientale è ovviamente una questione umana, in cui ci sentiamo tutti stakeholders, ma, di fatto, dovremmo essere anche shareholders; di minoranza, ma pur sempre azionisti/partner di un tutt’uno con il pianeta Terra e, perché no, dell’intero Universo.
Il timore per il futuro, pertanto, non è l’analfabetismo funzionale, ma l’analfabetismo sociale con addirittura l’impossibilità di riconoscere i propri simili in uno stesso sistema sociale, figurarsi riconoscere i viventiNONumani come appartenenti ad uno stesso sistema ecologico.
La citazione nel libro che mi ha più colpito è il riferimento al testo del collettivo “Terroni Uniti” nella canzone “Simmo tutte Sioux”: Credo alla Madre Terra, se la rispetti parla. Già l’ate accisa na volta, Non ci provate mai più. Non sono soli i Dakota, ccà simmo tutti Sioux.
di Angelo Morlando
Tratto da pag. 21 dell’ultimo numero di ArpaCampania
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