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Siria: cosa sta accadendo?

Redazione Informare
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16 ottobre 20196 min di lettura

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Siria: cosa sta accadendo?

Indice (5)

  • 1In Siria, con l’invasione turca, si preannuncia un’ulteriore destabilizzazione della regione, oltre che un grave disastro umanitario.
  • 2Com’è iniziata la guerra in Siria? E chi la combatte?
  • 3Chi sono i Curdi?
  • 4Perché la Turchia ha attaccato il nord-est della Siria?
  • 5Le conseguenze

In Siria, con l’invasione turca, si preannuncia un’ulteriore destabilizzazione della regione, oltre che un grave disastro umanitario.

Nel nord-est della Siria, dopo la sconfitta (almeno formale) dell’Isis, che per alcuni anni ha costituito il problema principale, sono riaffiorate con maggiore forza le vecchie contraddizioni esistenti prima del suo avvento. Tra i vari conflitti, quello di cui si sta parlando di recente, tra la Turchia e i curdi. Per comprendere gli avvenimenti in un contesto così complesso e sregolato, bisogna quantomeno conoscere alcuni elementi.

Com’è iniziata la guerra in Siria? E chi la combatte?

Benché solo adesso particolarmente sotto i riflettori, la guerra in Siria è cominciata già con la Primavera araba del 2011, quando scoppiarono manifestazioni popolari pacifiche per chiedere libertà e diritti civili. Le manifestazioni furono represse duramente dal dittatore Assad, con crimini commessi contro i civili. Da quel momento nel paese si formano due fronti:

  • Un fronte filo-governativo formato dall’Esercito regolare siriano, sostenuto da Iran, Cina e Russia
  • Un fronte filo-ribelle formato dall’Esercito Siriano Libero, sostenuto dai curdi, Ue, Stati Uniti, Turchia e Arabia Saudita.

In questo contesto frammentato si inseriscono l’Isis e i curdi.

informareonline-Ypg
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Chi sono i Curdi?

I curdi sono una minoranza etnica divisa tra Iraq, Iran, Turchia e Siria, che rivendica la propria indipendenza e autonomia politica e culturale. Sono in lotta per il riconoscimento di un proprio Stato, il Kurdistan, dalla fine della Prima Guerra Mondiale, quando si sgretolò l’Impero Ottomano.

Durante la guerra civile siriana, i curdi siriani attraverso le milizie dell’Unità di Protezione Popolare (YPG), sono riusciti a ottenere una certa autonomia nella regione del Rojava, al nord-est della Siria, lungo il confine con la Turchia. Qui, si è dato vita a una “democrazia egualitaria”: pluralista, ecologista, femminista e liberale, quindi eccezionale rispetto a molti altri paesi del Medio Oriente.

Ciò ha catturato le attenzioni e le simpatie dell’Occidente, rafforzate poi dalla guerra combattuta dalle Ypg contro l’Isis.

In particolare, Stati Uniti hanno fornito supporto finanziario e militare favorendo, nel 2015, la creazione delle Forze Democratiche Siriane (SDF), coalizione anti-ISIS di arabi e curdi. Il governo americano aveva inoltre convinto i curdi a ritirarsi da alcuni avamposti di frontiera con la Turchia, promettendo loro protezione e sicurezza.

Nel frattempo, il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), partito curdo di ispirazione marxista-lenista ha combattuto per decenni contro il governo turco per ottenere l’indipendenza, attraverso una lotta armata. È infatti ritenuta un’organizzazione terroristica da Stati Uniti, Ue, Iran, NATO e soprattutto dalla Turchia. Quest’ultima li considera i “nemici per eccellenza” da sconfiggere ad ogni costo.

Perché la Turchia ha attaccato il nord-est della Siria?

A inizio ottobre Trump, che considera l’Isis ormai sconfitto, ha deciso di ritirare i soldati americani presenti nel nordest della Siria in modo da non interferire nelle operazioni militari turche.

Il 9 ottobre il presidente turco Erdogan, agevolato dalla decisione americana, ha annunciato l’inizio dell’operazione militare “Fonte di pace” contro i combattenti curdi nel nord-est della Siria.

L’obiettivo del governo turco è ancora una volta quello di prendere il controllo dei territori curdi, stabilendo una “zona cuscinetto” che allontani dal confine con la Turchia le milizie dell’Ypg, considerate un gruppo terroristico allo stesso modo del Pkk.

Oltre a voler allontanare i curdi dalla frontiera, Erdogan vorrebbe trasferirvi due milioni di profughi siriani che negli ultimi anni sono arrivati in Turchia per sfuggire dalla guerra; una vera e propria “sostituzione etnica”. La giustificazione, come per tutti i crimini della storia è la sicurezza:

“Siamo determinati a garantire la sicurezza della Turchia ripulendo la regione dalla presenza dei terroristi – hanno fatto sapere nei giorni scorsi da Ankara – Contribuiremo a portare sicurezza, pace e stabilità alla Siria”.

Senza più protezione internazionale, i curdi hanno deciso di rivolgersi ad Assad (e alla Russia), dittatore, responsabile di migliaia di morti nella guerra siriana, ma considerato ormai l’ultima possibilità per difendersi dall’occupazione turca. L’accordo prevede il dispiegamento dei soldati siriani di Assad lungo il confine tra Turchia e Siria, in modo da impedire una ulteriore avanzata turca: una vittoria per il regime di Assad, che ha la possibilità di tornare con i propri soldati in alcune zone del nordest della Siria in cui non entrava da anni, perché sotto il controllo curdo, e prenderne il controllo.

Infatti, nè la Turchia nè il governo di Assad tollererebbero la nascita di un Kurdistan siriano indipendente.

informareonline-Invasioneturca
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Le conseguenze

Erdogan si è mostrato capace di imporsi al mondo intero, perfino minacciando l’Ue – con cui ha siglato un accordo nel 2016 per il controllo dei migranti – di spingere i profughi verso l’Europa in caso di interferenza. Gli Stati Uniti, pur annunciando “gravi sanzioni” per la Turchia, non vogliono rischiare il conflitto con un membro della Nato come la Turchia (che ha uno degli eserciti più grandi del mondo).

A uscirne sconfitti, (oltre all’Ue che ha dimostrato ancora una volta di non avere una politica estera forte e decisa, limitandosi qua e là a un embargo delle armi) saranno sicuramente i curdi, e insieme a loro il modello di confederalismo democratico creato nel Rojava. Infatti, adesso, anche se le milizie turche abbandonassero il territorio curdo, Assad avrebbe la possibilità di riprendere il controllo sull’intera regione (insieme al suo petrolio) mettendo fine al Rojava. Inoltre, come temono molti analisti, lo Stato islamico, potrebbe cogliere l’occasione fornita dall’invasione della Turchia per riorganizzarsi.

Insomma, con l’invasione turca si preannuncia una ulteriore destabilizzazione della regione che da quasi un decennio conosce solo guerra e distruzione. Insieme a questo, un grave disastro umanitario.

Il massacro di Hevrin Khalaf – attivista curda per i diritti delle donne nella regione – avvenuto il 12 ottobre, insieme a quello di altri 8 civili, è soltanto l’ennesimo campanello d’allarme. Il suo corpo straziato è diventato simbolo dei crimini si stanno commettendo da alcuni giorni nel nord-est della Siria, cui l’Occidente sarà costretto a rispondere.

 

di Giorgia Scognamiglio

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  • #ankara
  • #curdi
  • #erdogan
  • #Siria
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  • #ypg
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