
Queste le dichiarazioni del Magistrato Cesare Sirignano, ex pm alla Procura distrettuale antimafia di Napoli e poi sostituto procuratore alla Direzione Nazionale Antimafia.
In un articolo pubblicato sulla testata Juorno.it, il magistrato rimarca alcune riflessioni partendo dal tema delle scarcerazioni avvenute nei giorni scorsi, e che hanno mosso numerose polemiche: «Le scarcerazioni devono farci riflettere su cosa non ha funzionato e su come lo Stato può porvi rimedio. Non v’è dubbio che anche i detenuti più pericolosi abbiano diritto ad essere curati e ad avere un trattamento carcerario umano e rispettoso della dignità della persona, non è questo il problema…- scrive Sirignano – Il problema non è se il detenuto deve o non deve essere scarcerato per essere curato, ma se può essere curato nelle strutture carcerarie o in strutture pubbliche che lo Stato è in grado di controllare».
«In questo periodo di crisi abbiamo dovuto constatare il fallimento delle politiche criminali, sanitarie, scolastiche e di sicurezza. Insomma un’amara presa d’atto di inefficienze che di certo trovano le loro cause in molti anni di errori a diversi livelli… occorre agire in fretta e con pragmatismo…»
Con un esempio, Sirignano tenta di spiegare cosa potrebbe accadere qualora si continuasse ad agire con l’attuale modus operandi, specificando che in questo momento così delicato è importante fare attenzione, e lo fa basandosi proprio sulla situazione vissuta dal territorio di Castel Volturno:
«A Castel Volturno, nel corso degli anni, la presenza di organizzazioni mafiose ha impedito lo sviluppo del territorio con la complicità di chi lo abitava, in larga parte inerme di fronte allo scempio ambientale che si è consumato. Le risorse dello Stato per dare a quelle zone la luce che le mafie hanno sottratto potrebbero essere intercettate proprio da chi ne ha determinato la completa distruzione, ed essere fonte di un ulteriore rafforzamento di quelle organizzazioni che lo Stato intende combattere e le ha combattute con buoni risultati…» afferma Sirignano, che continua – …È molto chiaro che il problema è la presenza della camorra, ma non è solo quello. Manca una forte azione politica dello Stato. Occorre dar corso ad un processo di interventi mirati e controllati nella destinazione delle risorse investite, proseguire speditamente con politiche di recupero ambientale solo in parte già iniziate ad avviare un confronto con i cittadini ed avviare un confronto con i cittadini per condividere un progetto di sviluppo e di legalità di quel territorio in modo credibile.»
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