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Soldati: la paura cronica della rovina ambientale

Gennaro Alvino
Gennaro AlvinoRedazione Informare
25 settembre 20214 min di lettura

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Soldati: la paura cronica della rovina ambientale

Soldati: la paura cronica della rovina ambientale

Tra rampicanti volte di cieli zaffiro e inquietudini perlate di terra, si affaccia, sola, una luce che intaglia la propria forma su d’una foglia d’albero. In bilico, come foglie ci stringiamo agli alberi d’autunno e soli, noi, ci aggrappiamo al cielo per paura di lasciarci andare le mani. Soldati.

Ci si tiene ancora in questa morsa, con la paura di ciò che sarà. È la stessa paura che vivono i giovani dei nostri giorni: la “Eco Ansia”, la paura cronica della rovina ambientale, definita così dall’American Psychological Association (APA). Secondo i dati il 75% dei giovani tra 16 e 25 anni è spaventato dal futuro a causa del cambiamento climatico, riportando enormi conseguenze psicologhe che portano 4 giovani su 10 ad avere paura di mettere al mondo nuove vite in questo Armageddon ambientale e tanti altri, circa 5 su 10, si sentono traditi dal proprio governo e sentono d’avere quindi meno opportunità rispetto ai loro genitori. Ma com’è una molla, carica allo sguardo vitreo od un libro, pronto ad accendersi e incendiarsi al piano 451 sulle frequenze impudiche di una scala Fahrenheit, i giovani ancor s’aggrappano.

Da una giovane e lontana voce scandinava che ha scaldato i fiordi fin ad arrivare a noi, non ci arrendiamo. Nasce così il movimento “Friday for Future”, dall’iniziativa dell’allora quindicenne Greta Thunberg in segno di protesta contro il mancato rispetto dei Trattati di Parigi sulle riduzioni di emissioni di CO2. Dall’iniziativa di questa coraggiosa ragazzina di Stoccarda nasce allora un movimento internazionale spontaneo e pacifico, senza alcun leader, ma che ha, appunto, nella giovane Greta, il più emblematico simbolo. Questo movimento di protesta, animato prettamente da giovani studenti, ma che vanta ugualmente un buon seguito da persone di ogni età e categoria, fa sentire forte la propria voce attraverso scioperi, presìdi, cortei e sit-in.

Soldati, assolti nel blu celeste, si muovono e non hanno che voce nella loro forza: fragoroso come un vento boschivo e come una penna s’un foglio, letale. Inchiostri scadono macchiando interminabili ore fino alla fine ed un orologio porta con sé l’acqua e il mare, fino a non lasciare altro che sabbia e terra, paura e brezza: aria e nulla. Il tempo sta per finire.

Venerdì 24 settembre “Friday for Future” torna in piazza per lo Sciopero Globale del Clima: si torna a protestare contro la gestione di questa crisi climatica. In Italia questo corteo anticipa di qualche giorno l’appuntamento milanese del “All4Climate-Italy2021”: un evento che abbraccia il periodo dal 28 Settembre al 2 Ottobre all’insegna della lotta ambientale. La manifestazione vedrà la straordinaria partecipazione di importanti figure come rappresentanti ONU, Ministri dell’ambiente e Capi di Stato e avrà come principale interesse la candidatura di eventi sul tema dei cambiamenti climatici.

Naturalmente tutte queste proposte saranno in considerazione in vista della 26° Conferenza delle Parti (COP26) della Convenzione delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (UNFCCC) che si terrà a Glasgow nel mese di Novembre del 2021. Ci si affretta, ora, come per un ultimo pane e accorriamo presto chiedendo un soldo per un telefono a gettoni al di là del fiume. Un ultima chiamata, un ultima possibilità, un ultimo il gettone. Poi il nulla. Restiamo intrappolati in questa gabbia di tempo, accecati dalle lancette dopo aver mangiato soltanto fuoco e sabbia.

Ad ognuno una messa, un’ultima, dopo che Parigi, malinconica, affoga silenziosa in una chiesa abbandonata. Sarà compito del COP26 riorganizzarsi e rispettare, finalmente, gli Accordi di Parigi del 2011 siglati nel corso del COP21. Il trionfo, poi il fallimento e infine la resa: gli Accordi di Parigi rappresentarono infatti all’epoca un trattato epocale secondo il quale i paesi partecipanti accettarono di collaborare al fine di ridurre l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi, puntando a limitarlo a 1,5 gradi. E poi la resa.

Oggi girandole di fumo allietano le serate di Londra, d’incenso imbiancano le corde del Grande Orologio che lento disegna un ultima pennellata di numeri bianchi al quadro. E ancor noi ci aggrappiamo tra le memorie di quest’altro giorno che avanza, passando inosservato fra grattacieli e contorte rotaie, e che scorre verso le luci del cielo che ingordo vuole tutte le stelle solo per sé. E tra le memorie passa quest’altro, ultimo, giorno e piano si sente un rumore e piano poi si insinua nella mente.

Tic Tac. Il tempo sta per finire. Tic Tac.

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  • #ambiente
  • #friday for future
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  • #sociale
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