
Non si arresta l’ondata di protesta che da settimane investe lo Sri Lanka a causa di una grave crisi economica che dura da molto tempo, la più grave dal 1948, anno dell’indipendenza dal Regno Unito. Le dimissioni del premier Mahinda Rajapaksa, accusato di aver portato il paese al fallimento, dovevano segnare la svolta ma hanno peggiorato la situazione. Il 12 aprile il paese è entrato ufficilamente in default annunciando la sospensione del pagamento di circa 35 miliardi di dollari verso creditori stranieri. La maggiore voce di bilancio del PIL singalese è rappresentata dal turismo che ha avuto una dura battuta d’arresto a causa della pandemia.
Si stima che, a seguito del rincaro dei carburanti del 35%, i prezzi degli alimenti siano lievitati del 20% scatenando le dure proteste della popolazione, che conta 22 milioni di abitanti. Da settimane la gente non riesce a procurarsi cibo, farmaci e generi di prima necessità. I poteri sono passati nelle mani di Gotabaya Rajapaksa, presidente della Repubblica e fratello del primo ministro dimissionario. Nei giorni scorsi, a seguito dei disordini scoppiati che la polizia ha cercato di sedare anche con il lancio di gas lacrimogeni, sono morte 5 persone e ne sono state ferite 150.

Il principale esponente del partito di opposizione Sajith Premadasa ha dichiarato la sua disponibilità a formare un governo di scopo ma è stato travolto da una folla antisistema che ha circondato la sua auto e lo ha costretto a fuggire. Si prevede una pericolosa situazione di anarchia che condurrebbe a disordini ancora più gravi. La comunità singalese, che con circa 17mila presenze rappresenta il 13% della popolazione immigrata, ha manifestato a Napoli per sostenere i connazionali. Una riunione pacifica in piazza Dante con striscioni per sostenere i loro connazionali.
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