
«Amazon non ce ne fa andare» è questo l’ultimo messaggio che Larry Virden ha mandato alla sua ragazza, prima di morire nel crollo del tetto di un magazzino Amazon nell’Illinois, Stati Uniti, lo scorso 12 Dicembre. Assieme a lui sono morti altri 5 dipendenti della multinazionale: il più giovane di questi aveva 24 anni.
A causare il crollo è stato un tornado, un fenomeno abbastanza frequente negli USA. Ed è proprio in questi giorni che una serie di tornado sta lasciando una scia di morte e distruzione sul suolo americano. Sarebbero almeno 30 i vortici che finora hanno coinvolto sei stati, arrivando a uccidere circa 90 persone.
Quello nel magazzino Amazon, però, non si tratta di un incidente causato dalla forza della natura. A quanto pare le morti erano perfettamente evitabili e tutte frutto di una cattiva gestione dell’emergenza, secondo le testimonianze dei dipendenti sopravvissuti. 45, secondo le ultime stime, estratti vivi dalle macerie.

«Ero alla fine della strada. Stavo appena entrando nell’edificio quando ho sentito gridare l’allarme» ha dichiarato il 26enne David Kosiak a Reuters: «Stavamo nei bagni, è lì che ci hanno mandato».
«Sembrava che un treno stesse passando attraverso l’edificio.» racconta David. È in quel momento che il tornado, con venti che andavano alla velocità di 241 km/h, ha strappato il tetto del magazzino, spesso 28 cm. Kosiak spiega: «Ci hanno fatto stare nei bagni finché non ce ne siamo andati, siamo stati circa due ore e mezza lì dentro».

C’è anche chi denuncia la misura varata da Amazon per bandire i telefoni sul posto di lavoro. Norma applicata prima della pandemia, allentata durante e ora pian piano reintrodotta. «I telefoni possono anche aiutarci a comunicare con i soccorritori o con i nostri cari nel caso fossimo intrappolati sotto le macerie», dicono i lavoratori ai microfoni di Bloomberg.
«Dopo queste morti, non posso assolutamente fare affidamento su Amazon per tenermi al sicuro», ha riferito un dipendente di una vicina struttura in Illinois. E ammette: «Se rimettono in vigore il divieto dei cellulare, mi dimetto».
Sono molti i lavoratori anche di altri magazzini Amazon che nei giorni successivi al crollo hanno denunciato la scarsa sicurezza e la mancanza di esercitazioni per questo tipo di emergenze. Restando anonimi, per proteggere il loro posto di lavoro.
Diversi i sindacati che si sono attivati per ascoltare le testimonianze dei lavoratori coinvolti nel disastro. Le unions hanno portato nuova luce su quelle che sono le condizioni dei lavoratori negli stabilimenti del colosso delle vendite online. La prima a rilasciare la chat tra Virden e la sua fidanzata è stata la More Perfect Union, impegnata nella difesa dei diritti sul lavoro.

«Questo è un altro esempio di come l’azienda mette i suoi profitti davanti la salute e la sua sicurezza dei suoi lavoratori» ha spiegato invece Stuart Appelbaum, presidente della Retail, Wholesale & Department Store Union: «Non possiamo accettare queste condizioni».
Al momento Amazon smentisce ogni testimonianza negativa dei suoi dipendenti, anche se l’azienda non è nuova a pratiche scorrette e alla mancata osservanza di diritti fondamentali. Pochi giorni fa è stata aperta un’indagine dell’OSHA – l’organo statunitense dell’amministrazione di salute e sicurezza sul lavoro – per chiarire le dinamiche dell’accaduto.
Di Ciro Giso
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