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Sterpi e degrado fra i ruderi della antica Liternum

Redazione Informare
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8 aprile 20214 min di lettura

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Sterpi e degrado fra i ruderi della antica Liternum
“Appia Antica, che bordello!”. Così in un editoriale del Corriere della Sera la giornalista Monica Guerzoni denunciava nel 2007 lo stato di abbandono dei monumenti della strada che dal basso Lazio porta a Villa Literno. Solo settanta anni prima, nel 1937, l’onorevole Vincenzo Tecchio e l’archeologo Amedeo Maiuri avevano promosso una importante iniziativa alla Mostra d’Oltremare a Napoli per la valorizzazione dell’archeologia dei Campi Flegrei.
Nel 1957 si tenne, invece, una lunga riunione a Cuma nella quale il presidente dell’Ente provinciale del turismo di Napoli, Renato Barendson, denunciava la necessità di rendere accessibili le nuove scoperte archeologiche di Liternum, sacra al ricordo di Scipione l’Africano, il vincitore di Annibale. Oggi le rovine sono abbandonate tra le erbacce, alti canneti e sacchetti di spazzatura a fare compagnia alla storia.

In effetti, Liternum era un luogo magico dove si respiravano storia e mistero. Alla foce del fiume Literno Roma aveva, infatti, dislocato una colonia di 300 cittadini romani. E fu proprio qui che il grande capitano, Scipione l’Africano, morì dopo aver trascorso in una villa il doloroso esilio dopo aver sconfitto i Cartaginesi. Da tempo storici e archeologi cercano la villa e la tomba di Scipione. La villa era ancora abitabile agli inizi del I secolo. Così la descrive Lucio Anneo Seneca: “modestissima dimora, arredi rustici, semplici ornamenti”. Livio e Strabone videro e raccontarono, invece, la tomba ornata da una statua, che fu buttata giù da una tempesta. “Ingrata Patria ne ossa quidem mea habes”, questa l’ultima rampogna che il vincitore di Annibale volle incisa sulla sua tomba.

Francesco Petrarca amò come nessun altro il trionfatore della battaglia di Zama e per questo gli dedicò il suo capolavoro in latino, l’Africa. Purtroppo non riuscì a visitare la tomba del suo eroe, perché era stata inghiottita dalla selva. Oggi quella stessa zona è invasa da colate di cemento in disprezzo della nobiltà del luogo. Tra cemento, rifiuti e erbacce resta un’ara commemorativa, posta nel 1935, in occasione della conclusione degli scavi archeologici.

Sulla questione è intervenuta la senatrice Margherita Corrado, eletta nel M5S: “Di recente ho ricevuto diversi appelli a verificare quale sia lo stato dell’arte relativamente agli attesi lavori di riqualificazione del parco di Liternum e alla fruizione del patrimonio culturale nel territorio di Lago Patria in genere. Ero stata sul posto, come ricorderete, all’inizio dell’estate 2020. Il Direttore del Museo e Parco Archeologico dei Campi Flegrei, dott. Fabio Pagano, mi aveva gentilmente fatto visitare il cuore della colonia romano-repubblicana e messa al corrente dei progetti in corso per sottrarla al degrado, oltre che dei tanti ancora in nuce, contagiandomi con il suo ottimismo e suscitando anche in me grandi speranze. È evidente, però, che in questi mesi non si è andati avanti con la rapidità programmata. Ho chiesto ieri al direttore di spiegarmi le ragioni del ritardo”
Il dott. Pagano ha così spiegato: “Ho incontrato la settimana scorsa un consigliere di Città Metropolitana di Napoli che lo ha rassicurato circa l’imminente avvio dei lavori programmati nell’area archeologica, con gara conclusa e affidamento alla ditta aggiudicataria già definito, che permetteranno di creare le condizioni di base per assicurare l’accesso e la visita in sicurezza all’interno del parco. È tuttora in corso anche l’interlocuzione con la stessa Città Metropolitana e con l’amministrazione comunale di Giugliano per la successiva forma di gestione e valorizzazione del sito: si attendono le valutazioni delle due Amministrazioni locali sulla bozza di accordo elaborata dal Ministero della cultura ai sensi dell’art. 112 del “Codice dei beni culturali e del paesaggio. Liternum sarà comunque coinvolta nel prossimo piano di valorizzazione e comunque dell’estate, sono previste visite guidate, attività didattiche ed eventi organizzati nell’area, prevalentemente rivolti proprio alla comunità locale per incrementarne le conoscenze e il sentimento identitario, indispensabili a fare di ogni cittadino un consapevole fruitore e custode delle proprie memorie”.

Liternum fu distrutta nel 455 d.C. dai vandali guidati da Genserico. Eppure a guardare oggi lo stato dei luoghi, viene da pensare che i veri vandali siamo noi, che abbiamo ridotto al degrado le testimonianze del nostro glorioso passato. La patria continua ad essere ingrata al grande Scipione l’Africano.

di Domenico Cacciapuoti

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  • #Fabio Pagano
  • #liternum
  • #Margherita Corrado
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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