
Lorenzo Parelli, è questo il nome dello studente morto ieri mentre era coinvolto in un progetto di alternanza scuola-lavoro. Il ragazzo, uno studente modello, viveva in provincia di Udine e frequentava un centro di formazione dei Salesiani. Lavorava gratuitamente nell’ambito del progetto PCTO – prima chiamato alternanza scuola lavoro, resa obbligatoria negli istituti scolastici italiani nel 2015.
L’alternanza mette insieme la scuola e l’azienda. Il calore dell’aula, l’odore dei libri, i compagni di banco. Poi d’un tratto il freddo del cantiere, il credito formativo, l’esperienza lavorativa. Due realtà con cui gli studenti sono costretti a convivere per poter superare gli anni e sperare di imparare qualcosa. Lorenzo Parelli il suo PCTO lo svolgeva in un’azienda meccanica – la Burimec – che si occupava di realizzare bilance stradali.
Mentre lo stage formativo che Lorenzo svolgeva era un lavoro vero e proprio, la paga non era quella di un lavoro vero. Infatti lo studente non era retribuito. Ieri pomeriggio, durante il suo ultimo giorno di stage – ultima esperienza di tante già fatte in passato dal ragazzo – Lorenzo è stato colpito da una trave d’acciaio, di quelle usate per le costruzioni e in fabbrica. Non sono serviti i soccorsi, e ora le forze dell’ordine sono al lavoro per comprendere le dinamiche del fatto.
Lorenzo è morto schiacciato da una trave, chi gliel’ha fatta cadere addosso? In seguito alla notizia della tragedia sono tante le personalità pubbliche che hanno voluto esprimere il proprio cordoglio.
Il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi ha dichiarato «incidenti come questo sono inaccettabili, come inaccettabile è ogni morte sul lavoro: il tirocinio deve essere una esperienza di vita». Peccato che già in precedenza ci sono stati incidenti – morti e feriti – durante l’alternanza scuola lavoro, fatto che dovrebbe allarmare il massimo dirigente dell’istruzione pubblica italiana.
Non è quindi il momento per i messaggi di dolore e indignazione, c’è bisogno di rendere la scuola nuovamente un luogo di istruzione e non di lavoro e, laddove la scuola serve proprio ad insegnare un mestiere, che questo sia svolto in sicurezza e retribuito! Se lo studente deve essere trattato come un lavoratore, allora che siano rispettati i suoi diritti in quanto tali: la sicurezza sul posto di lavoro e l’introduzione di un salario in alternanza scuola-lavoro sono diritti necessari, non optional.
La morte di Lorenzo va ad aggiungersi ai più di mille morti sul lavoro nel 2021. La storia di una fine tanto dolorosa, però, non può spegnersi al punto finale di un articolo e benché meno all’ultima parola di una lettera di indignazione di un qualsiasi politicante. La morte di un giovane studente dovrebbe scatenare una rabbia tale da smuovere un popolo e far tremare un governo.
Ma insomma, questa trave, chi gliel’ha fatta cadere addosso? Mentre il colpevole materiale di questa ingiustizia deve ancora essere individuato, sappiamo già perché Lorenzo è deceduto: il nostro mondo – e il nostro mercato – corre. E in questa corsa, volenti o nolenti, ci siamo tutti. Di chi cade e resta a terra non ci interessa. Non interessa al mercato, non interessa ai governi e benché meno ai ministri che dovrebbero curare e migliorare l’istruzione pubblica e i suoi studenti. È questa indifferenza che serve a far girare il nostro mondo che ha ucciso Lorenzo.
Ma una società che non tutela i suoi giovani è una società destinata a fallire.
Di Ciro Giso
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