
Una relazione improntata alla violenza domestica lascia dei segni, forse indelebili. Li lascia sulla pelle, nella carne delle vittime. Li lascia nella psiche. Il lavoro più delicato, forse, si concentra proprio lì: nel ricostruire una frattura profonda lasciata dal trauma di una relazione abusante.
Il lavoro necessario a ricomporla, come ci spiega la psicologa Benedetta Rizzi, è lungo e complesso. Il trattamento deve, inoltre, essere calibrato sulla singola donna sia nei tempi sia nelle tecniche e modalità di intervento. “Ogni donna è diversa. Cosi come lo è ogni storia di violenza è diversa. Ogni impatto produce effetti diversi a seconda di una articolata serie di fattori. Anche ciascuna operatrice che si relaziona con loro è diversa. Ogni contesto culturale e sociale ha le proprie peculiarità.”
Sono, dunque, molteplici i fattori che possono influire sulle modalità e sull’andamento del trattamento. “L’età della donna coinvolta in una relazione violenta ha il suo peso. Rileva, inoltre, la presenza o meno di figli, l’età che hanno, se sono dalla sua parte oppure no. Sono parimenti fattori decisivi la durata degli abusi, la presenza o meno di reti familiari e amicali di supporto, l’avere una collocazione lavorativa oppure no.” Ragion per cui, appare difficile se non impossibile formulare indicazioni che abbiano valenza universale.
Quali sono, dunque, le finalità del supporto psicologico? “Il supporto psicologico mira a facilitare e potenziare tutti quei cambiamenti a livello cognitivo, emotivo e comportamentale che aiutino la donna ad aumentare la capacità di tutelare la propria sicurezza e quella dei propri figli. È, inoltre, funzionale a contrastare il processo di vittimizzazione, a riconoscere come violenza atti e comportamenti subiti e vissuti come normalità, a immaginare per sé un futuro diverso e ad ipotizzare concretamente un progetto realizzabile per costruire una vita autonoma e libera dalla violenza per sé e per i propri figli.”
Il lavoro psicologico, come ci spiega la Dott.ssa Rizzi, va calibrato in base alla fase in cui si trova la donna: “Ad esempio, progettare un piano di fuga se la donna non ha maturato pienamente la percezione di essere una vittima di violenza e se non è ancora pronta per interrompere la relazione sarebbe insensato. Come potrebbe essere pericoloso aiutare la donna a rafforzare la propria assertività se è ancora intrappolata nella relazione violenta: questo potrebbe metterla a rischio di subire reazioni ancora più gravi da parte del partner.”
Il percorso è articolato e si compone di una pluralità di passaggi. “Una volta che l’alleanza terapeutica si è costruita, si procede alla ricostruzione della storia personale. V’è una fase di elaborazione del lutto: il fallimento del progetto di coppia è un lutto a tutti gli effetti così come lo è scoprire tutto ciò che di sé e dei propri sogni è andato perduto negli anni sotto le violenze e gli abusi. Gli altri passi riguardano il lavoro sulle memorie traumatiche, la ricostruzione dei legami affettivi persi nel corso degli anni. Il passaggio più difficile è, forse, la riconciliazione con sé stesse.”
Sono fondamentali le relazioni umane che la vittima di violenza domestica instaura nel suo percorso di supporto psicologico.
“L’elemento più importante è la relazione fra donne: tra colei che è lì per accogliere e sostenere e colei che ha avuto il coraggio di chiedere aiuto e di scegliere di intraprendere un cammino estremamente faticoso e impegnativo per essere finalmente libera, con tutte le responsabilità che la libertà comporta.”
Al tempo stesso, appare centrale ritrovare la propria dimensione di essere umano, riscoprire la propria importanza e la propria forza. Lo ribadisce la Dott.ssa Rizzi: “Trovare uno spazio in cui la propria voce trovi ascolto, in cui la propria parola non venga messa in discussione, in cui la propria storia possa essere esposta senza vergogna e senza timore del giudizio. Trovare nuove letture della propria realtà. Scoprire la non normalità di quanto vissuto, dare il nome giusto alle esperienze vissute. Avere risposte sincere a molte domande. Scoprire i propri diritti. Smantellare il terrore di minacce insostenibili come quella di perdere i propri figli o di essere completamente sole e inerti lontano dal partner.”
È, parimenti, parte del percorso assistere ai progressivi miglioramenti della propria qualità di vivere: “Sentirsi finalmente al sicuro, ricominciare a respirare, poter pensare a qualcosa che non sia solo sopravvivere. Vedere i propri figli ogni giorno meno tesi, meno spaventati, meno aggressivi, meno irritabili. Vederli imparare a relazionarsi con fiducia con persone nuove e con i coetanei, migliorare il loro rendimento scolastico, aprirsi e sentirsi liberi di esprimersi e di raccontare ciò che dovevano fingere di non vedere e che dovevano tacere come segreto inconfessabile.”
Passo dopo passo ci si riscopre capaci di agire, ricostruendo, in tal modo, la propria autostima e un senso di autoefficacia. “Rimettersi in gioco attraverso formazione professionale e inserimento lavorativo, recuperare la fiducia nelle loro abilità come madri. Ognuna di queste cose costituisce il filo con il quale si ricompone ciò che era stato spezzato, con cui si reintegra ciò che era stato dimenticato o perso.”
Il percorso richiede la collaborazione di molte figure professionali: “Serve il lavoro dei centri antiviolenza con le loro specialiste: avvocate, psicologhe, sociologhe, educatrici, operatrici dell’ascolto. Servono i servizi territoriali: consultori, centri per la salute mentale, servizi sociali, realtà formative e lavorative. Servono i colleghi esterni specializzati che possono prendere in carico le donne e/o i bambini per percorsi più strutturati di psicoterapia. Serve una stretta collaborazione con le forze dell’ordine e con i tribunali al fine di valutare in modo adeguato la gestione dei minori coinvolti e evitare tutte le occasioni di vittimizzazione secondaria.”
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
500mila euro per trasformare un gioiello in un cantiere fantasma. Oggi l’impianto sportivo è fermo, costretto a sbrogliars...